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di Laura Guercio
Il 25 novembre scorso è stata celebrata la dodicesima ricorrenza della giornata ONU contro la violenza sessuale nei confronti delle donne. L’appuntamento è per non dimenticare, tra le altre, i 600 milioni di donne che vivono in paesi nei quali la violenza domestica è considerata un fatto strettamente privato; i 60 milioni di bambine costrette a sposarsi; i 140 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali; le almeno 600mila donne ogni anno vittime della tratta a sfondo sessuale. È proprio questa realtà, quella della tratta, la forma di schiavitù più diffusa e drammaticamente coinvolgente tutti i paesi europei.
Dal 1990 in poi, si assiste all’espansione del traffico degli esseri umani e della prostituzione considerata "economica", ovvero quella prostituzione su strada di immigrate, che vengono condotte nei nostri paesi da reti criminali straniere sempre più organizzate. Intorno al mercato della tratta, infatti, i gruppi criminali hanno creato un vero e proprio business, rispondendo ad un’alta domanda di prostituzione a basso costo. Ciascuna rete criminale, pur presentando caratteristiche peculiari e differenti di modalità di traffico, hanno in comune di sottoporre le loro vittime, provenienti dai Paesi dell’est europeo, Balcani e Africa occidentale, a lunghi viaggi verso il paese di destinazione nel corso del quale le ragazze vengono comprate e vendute più volte. Un vero e proprio business che si sviluppa per tutta l’Europa in cui la merce da vendere e comprare è rappresentata dalla donna. Tali meccanismi di compravendita prevedono che le vittime sfilino nude e vengano vendute dal miglior offerente che acquista in tal modo anche il ruolo di loro "padrone". In questo modo, le ragazze possono essere vendute più volte, passare attraverso le proprietà di più padroni e essere trasferite in luoghi diversi ad ogni "passaggio di proprietà". Sebbene tutto ciò possa farci inorridire, è quello che accade centinaia di volte al giorno nelle nostre città europee. La donna vittima di tratta si trova inclusa in un ingranaggio da cui non riesce ad uscirne: giovani e ingenue, che cercano di fuggire dalla povertà dei paesi d’origine, inizialmente vengono persuase con promesse di lavoro o studio, per essere poi vincolate ai loro “padroni” attraverso la pratica dello stupro ripetuto e collettivo o delle percosse e lesioni. Ogni violenza subita viene ripresa da filmati e videocassette che gli aguzzini minacciano, come arma di ricatto, di farne arrivare una copia nella famiglia di origine. Il prezzo della ragazza aumenta ad ogni vendita per arrivare al prezzo finale dell’ultima compravendita, quello definitivo: a questo punto la ragazza è considerata una "proprietà", un investimento dello sfruttatore, che oltre a voler guadagnare attraverso la “sua merce”, esige di essere ripagato delle spese sostenute per il viaggio. Gli sfruttatori, infatti, utilizzano il sistema del "debito", ovvero dell’obbligo di restituzione delle spese sostenute per il viaggio verso il paese di destinazione, come vincolo e quindi mezzo per assoggettare psicologicamente e fisicamente le loro vittime. A fronte della drammaticità di questa nuova forma di schiavitù, ancora una volta si registra la carenza di un approccio unitario e condiviso da tutti gli Stati della comunità internazionale. I diversi paesi, infatti, non sono dotati di sistemi legislativi omogenei nel trattare il tema della prostituzione e tale mancanza determina la debolezza nella cooperazione interstatale per combattere un crimine che colpisce tutti i paesi europei. Tuttavia, devono menzionarsi anche gli importanti passi compiuti negli ultimi anni. Tra i lavori più significativi in questo senso spicca la Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, (Palermo, 2000), costituita da due protocolli, uno relativo alla lotta al traffico di migranti e uno che affronta specificatamente il problema della tratta di persone. Finalità di questa convenzione è proprio quella di creare un approccio internazionale globale e, nel contempo, di chiarire, a livello internazionale, la definizione di tratta quale “reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di danaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo di organi».
A fronte di tali propostiti, la domanda è sempre la stessa, ossia se la realtà effettiva risponde alle enunciazioni di intenti. Chi lavora, come operatore di polizia o di diritto o come rappresentante del mondo dell’associazionismo, sa bene che le vittime di tratta, nonostante quanto previsto dall’art. 6 della suddetta convenzione, non si vedono garantita una effettiva assistenza e tutela anche in considerazione delle misure relative al recupero fisico, psicologico e sociale delle vittime. Nel caso dell’Italia, ad esempio, se è pur vero che dal 2000 al 2010 sono state cinquantamila le vittime di tratta che hanno ricevuto assistenza e protezione, tra cui 986 minori, grazie ad un sistema integrato di servizi articolato e diffuso, è altresì vero che lo stesso sistema appare oggi depotenziato a causa delle riduzione delle risorse e della assenza di una effettiva tutela legale, rimessa per la maggior parte dei casi a difensori di ufficio non pagati dallo Stato e pertanto, per lo più, professionalmente disincentivati. Le vittime della tratta diventano quindi due volte vittime: la prima volta, per quello che hanno vissuto dai loro aguzzini; la seconda volta, per la mancanza di una effettiva tutela che garantisca loro di uscire dal giro criminale con tutte le garanzie per la loro incolumità personale. Il risultato è che, mentre il sistema di contrasto alla lotta contro la tratta risulta di fatto ancora inadeguato, giovani donne e bambini sono ogni giorno messi in vendita nelle strade della nostre civili città europee davanti agli occhi e nella consapevolezza di tutti. |