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Società
Tratta: la nuova schiavitù PDF Stampa E-mail
Lunedì 30 Gennaio 2012 12:52
 

 di Laura Guerciostop-human-trafficking1

 

Il 25 novembre scorso è stata celebrata la dodicesima ricorrenza della giornata ONU contro la violenza sessuale nei confronti delle donne. L’appuntamento è per non dimenticare, tra le altre, i 600 milioni di donne che vivono in paesi nei quali la violenza domestica è considerata un fatto strettamente privato; i 60 milioni di bambine costrette a sposarsi; i 140 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali; le almeno 600mila donne ogni anno vittime della tratta a sfondo  sessuale. È proprio questa realtà, quella della tratta, la forma di schiavitù più diffusa e drammaticamente coinvolgente tutti i paesi europei.

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I Millenials dentro la nuvola PDF Stampa E-mail
Giovedì 01 Dicembre 2011 13:59
80 milioni di individui diventati aSocial-Media-Landscape-by-Fred-Cavazzadolescenti respirando l’atmosfera digitale

 

di Beatrice Mancini

 

 

Sono lontani anni luce dalla generazione baby boom, quella del dopo guerra, meno dalla generazione X, nata tra il ’65 e l‘80. Hanno dai 18 ai 30 anni, vivono in simbiosi con computer, smartphone o qualsiasi altro dispositivo digitale li metta in relazione con il mondo. Non a caso li chiamano, a ragione, i “nativi digitali”. Sono la Generazione Y o Millennials. Alla  comunicazione fisica preferiscono i contatti attraverso sms, blog e  social network.  Sono i protagonisti della Rete. Attraverso Facebook, Myspace, Twitter, i blog, ecc, fanno circolare profili, foto, indirizzi mail, informazioni personali, anche intime, opinioni, sentimenti, gusti. Un archivio enorme, un data base che non può non far gola al mercato, sempre a caccia del “cliente” ideale. Ecco allora che le aziende si danno un gran da fare per offrire un prodotto, o un servizio, sempre più vicino ai bisogni dei giovani tecologici che sanno essere tuttavia molto critici verso servizi e merci non soddisfacenti. Mentre i baby boom, prossimi alla pensione, non sono particolarmente esigenti, le generazioni X e Y hanno una tolleranza limitatissima per le brutte esperienze e non hanno remore a pubblicizzare la propria insoddisfazione, ovviamente attraverso il web.
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Il chirurgo che ricostruisce gratis il clitoride alle donne infibulate PDF Stampa E-mail
Lunedì 10 Ottobre 2011 13:13
Intervista a PerPere_Barri_Soldevilae Barri Soldevila


di Sabrina Bedin

Dopo aver imparato a ricostruire il clitoride all'Hospital Bichat Claude Bernard di Parigi, Barri opera gratuitamente le donne che hanno subito la mutilazione dei genitali all'Institut Dexeus di Barcellona.

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88.8 FM: ON-AIR CON LE RAGAZZE AFGANE PDF Stampa E-mail
Lunedì 10 Ottobre 2011 10:25
Intervista a Humaira Habib, giornalistHumaira_Habiba e direttrice di Radio Sahar, gestita solo da donne

di Francesca Ceci

Da otto anni nelle case di Herat è entrata una radio indipendente e tutta al femminile: si chiama Radio Sahar e trasmette ogni giorno dalle 7 del mattino alla 8 di sera. Un palinsesto ricco di rubriche dove non mancano ospiti e interviste, programmi sui diritti umani, informazioni utili alle donne e ai bambini.

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“Lasciando le certezze, ho trovato la forza” PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Settembre 2011 14:48

Intervista a IMG_8746Raffaella Milandri, fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani

di Francesca Ceci

Nel 2004 lasci il tuo posto di lavoro ed inizia l’avventura. Una scelta coraggiosa, per qualcuno magari incosciente. Mi racconti questo salto nel buio?

 

L’anno prima avevo perso mio padre per una malattia, questo ha lasciato delle tracce pesanti dentro di me, ho rivisto i miei parametri di vita, mi sono data una mossa. Ho pensato: se aspetto il momento migliore, la situazione perfetta non farò nulla per realizzare i miei desideri. Ho dato le dimissioni nella fabbrica dove lavoravo, ho lasciato tutto, sono andata in Australia: senza lavoro, senza macchina, mi sono iscritta al college. Sono ripartita da li”.      

La tua è una fotografia umanitaria che denuncia l’altra parte del progresso, quella che ci fa comodo non vedere: popoli indigeni vittime di governi e multinazionali ai quali fanno gola diamanti, petrolio, foreste senza preoccuparsi che il prezzo da pagare è l’estinzione di popolazioni dalla storia millenaria.

 

“Ben 300 milioni di persone nel mondo appartengono a popoli indigeni:
Pigmei, Boscimani, Adivasi, Aborigeni australiani, Indios, Maori, Indiani d'America.

E tanti altri popoli dai nomi semi-sconosciuti, che insieme alle loro culture, tradizioni, linguaggi, sono un patrimonio unico per la storia dell'Umanità. Sono popoli pacifici, vivono a contatto con la natura e fuori dal loro contesto sopravvivono difficilmente. Il popolo indigeno più famoso è sicuramente quello degli Indiani d’America, e anche il primo popolo di cui, come tutti, ho letto. Sono passati attraverso vari processi, sono ancora in difficoltà, ma si stanno stabilizzando anche grazie a delle leggi che Obama sta portando avanti. Mi sono messa in contatto con un network che si occupa di popoli indigeni in tutto il mondo e sono andata alla scoperta, a metà strada, tra finta tonta e turista. Alcune situazioni si sono rivelate anche pericolose, perché dove ci sono interessi economici che interessano governi e multinazionali, bisogna muoversi con cautela. Dopo alcuni viaggi mi sono concentrata sui Pigmei perché non se ne legge più di tanto. Con la deforestazione sono stati sbattuti ai margini della strada, nella foresta stavano bene, sapevano come nutrirsi, come vestirsi, prendevano tutto dalla foresta, anche le medicine. Ora vivono in villaggi vicino ai bantù che li sfruttano, li picchiano. Sono privati di tutto, costretti ad uno stato di disagio e fame. Vengono trattati allo stregua di animali, se c’è una ragazza carina i bantù la prendono e la portano via. Sono passati, nel giro di pochi anni, dal vivere nella foresta, senza soldi, ma indipendenti e liberi ad essere schiavizzati e picchiati, per loro è un mondo alieno, un incubo. È stato difficile farli parlare perché in presenza dei bantù non aprivano bocca, ma una volta soli, si sono aperti. Io viaggio da sola anche per questo, voglio avere un’impressione pura, la fotografia per me è documento dell’anima di un popolo, la mia è una fotografia pudica e discreta, non cerco il particolare raccapricciante, il mio obiettivo è sensibilizzare”.
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