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Gemelli: coccole e carezze già nel pancione PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Gennaio 2011 14:06
di Marina Baldibabytwins

 

Lo studio dei gemelli è cosa tutta italiana: se, infatti, già dal 1875 Sir Francis Galton per primo ed alcuni altri studiosi poi, pubblicarono alcuni studi in cui si cominciava a studiare la diversa influenza che eredità e ambiente hanno sulle coppie di gemelli, fu solo alla fine degli anni '40 che il Prof. Luigi Gedda, padre della genetica moderna in Italia, iniziò a studiare con metodo e fondamenti scientifici serissimi i vari fenomeni associati alla gemellarietà utilizzando coppie di gemelli monozigoti, cioè identici, analizzando le differenze che si presentavano dal punto di vista medico. Da questi studi nacque una vera e propria branca della medicina, la Gemellologia, che da allora si diffuse in tutto il mondo e che contribuì a chiarire molti aspetti clinici sulla insorgenza delle malattie.

Anche dal punto di vista psicologico molti studiosi hanno cercato di interpretare cosa significasse per lo sviluppo dell'individuo, il condividere un ambiente così ristretto in una fase così precoce dello sviluppo e anche in questo settore molte teorie si sono avvicendate per tentare di spiegare quel comportamento che nel 1952 la psicologa statunitense, Dorothy Burlingham, definiva come tendenza all'isolamento e alla opposizione nei confronti degli estranei, caratteristica di molte coppie di gemelli. Nel 1984 Renè Zazzo, psicologo francese da decenni impegnato anche lui nell'analisi del comportamento dei gemelli, sostenne che il rapporto tra gemelli, che lui definì "l'esemplare gemello", altro non era che la sintesi del rapporto a due che ciascun uomo ricerca nel corso della propria vita, prima con la madre, poi con il genitore dello stesso sesso, poi con gli amici e per finire con il proprio partner.

È dagli studi di Zazzo che hanno preso vita molti gruppi di studio, sia in campo psicologico che medico, ed è stato recentemente pubblicato sulla rivista “PLoS ONE”, un lavoro molto interessante, tutto italiano, coordinato dal Prof. Umberto Castiello di Padova - in collaborazione con le Università di Parma e Torino e con l'Istituto Burlo Garofolo di Trieste - in cui sono  descritti i risultati dell'osservazione, mediante ecografia quadridimensionale, di cinque coppie di gemelli.

Si è potuto osservare che già dalla 14ma settimana di gestazione effettuavano movimenti con controllo differente a seconda di dove questi fossero diretti: più delicati e precisi quelli verso il fratello rispetto a quelli diretti a se stessi o alla parete uterina. Per esempio, uno dei parametri utilizzati per valutare questi movimenti è stata la decelerazione che si verificava nel momento in cui si arrivava all'obiettivo nei movimenti diretti verso il gemello.

Già dalla 11ma settimana si sono osservati tentativi di interazione, come ad esempio avvicinare le teste o gli arti, ma in questo caso gli autori hanno la certezza che i gemelli siano consapevoli l'uno della presenza dell'altro e ciò è divenuto ancora più evidente all’osservazione dopo quattro settimane di gravidanza, quando, giunti alla 18ma, essi hanno ridotto notevolmente i gesti rivolti a se stessi o alla parete per aumentare considerevolmente, sia nel numero che nella durata, quelli verso il fratello.

Una equivalente capacità di controllo dei movimenti nelle gravidanze con feti singoli è stata osservata in epoca gestazionale più avanzata di almeno 8 settimane rispetto ai feti gemelli. Sembrerebbe quindi da questi primi risultati che i gemelli stabiliscano un vero e proprio contatto fisico con tentativi di carezze e coccole tra di loro che va al di la della casualità dovuta alla vicinanza spaziale che devono mantenere durante la gravidanza, con una precisa organizzazione funzionale motoria, come se, dice la Dottoressa Cristina Becchio di Torino, “ in loro ci fosse già la dimensione dell'altro che in questi casi particolari viene espressa precocemente”.

L'osservazione di questa tendenza alla socialità così precoce apre la strada a molte applicazioni in campo clinico. Una migliore comprensione di questi meccanismi comportamentali potrebbe essere la chiave per capire se nel feto è presente qualche alterazione del comportamento, come ad esempio nel caso dei bambini autistici, nei quali potrebbe esserci una riduzione di questo istinto anche in fase prenatale. La valutazione sistematica di queste manifestazioni in utero potrebbe quindi consentire in futuro una diagnosi precocissima con importanti risvolti sulla terapia di questi malati.

 

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