di  Caterina De Carolis “Qualora la gravidanza garantisca vita sicura del feto, perché la gestante protetta si rafforzi per affrontare un facile parto, deve bere dittamo e mangiare lumache…” Lucrezio IV (libro De rerum natura)
Si definisce aborto spontaneo l’interruzione spontanea della gravidanza entro 180 giorni dalla data di inizio dell’ultima mestruazione (6° mese di gravidanza) ed infertile la donna che subisce tale evento. L’esperienza di un aborto spontaneo può interessare la vita di qualunque donna: infatti è tutt’altro che raro che una gravidanza possa esitare in una perdita precoce dell’embrione entro il primo trimestre (l’85% di aborti si verifica tra la 9° e l’11° settimana). Una ogni cinque donne negli Stati Uniti, in Europa, ma anche in Italia è infertile; ogni anno una gravidanza su 5 (il 25% delle gravidanze di donne in età fertile) esita con la morte naturale del bambino.
Nel 2005 (dati ISTAT) 73032 bambini voluti non sono mai nati: un numero grande come quello degli abitanti della città di Cosenza, e il loro numero è sicuramente più del doppio se si considerano anche le donne che hanno espulso spontaneamente senza necessità di ricovero. 38000 aborti l’anno (circa il 50%) avvengono in donne che non hanno mai avuto gravidanze precedentemente, 10000 avvengono in donne che hanno già subito un aborto, 2000 aborti avvengono in donne che hanno già subito due o più aborti spontanei. L' aborto spontaneo ricorrente, eterogenea condizione definita come due o più aborti spontanei prima della 24^ settimana di gravidanza, è la più comune complicanza della gravidanza e riguarda tra lo 0.4 e l' 1% delle donne in età fertile. “…una grande assurdità è costituita dalla consuetudine di trattare le donne con aborto spontaneo ricorrente solo dopo due o tre eventi. In nessun campo della medicina viene chiesto ai pazienti di subire un evento patologico due o tre volte prima di considerare il problema a fondo. Non c’è scienza a sostegno di questo comportamento. Quando fallisce una gravidanza c’è sempre sottesa una condizione patologica, più spesso immunologica.”(Alan Beer)
Sempre più evidenze pongono le malattie autoimmuni come una delle possibili cause di fallimento del “sistema gravidanza” o, viceversa, il fallimento della gravidanza spesso può rappresentare la manifestazione d’esordio di una malattia autoimmune. Dobbiamo immaginare l’insieme embrione/feto-madre come un sistema complesso, nel quale si muovono e giocano un diverso ruolo una varietà di fattori biologici che interagiscono fra di loro e creano un “milieu” nel quale un network ormonale, proteico, citochinico, molecolare dà luogo a una serie di risposte fortemente intercondizionate che sono necessarie per il buon esito della gravidanza. La patologia dell’infertilità (l’aborto spontaneo) può essere quindi determinata da varie componenti e la presenza di autoanticorpi, ma non soltanto, possono provocare la malattia. Le malattie reumatiche in generale sono quelle che portano al più alto rischio di aborto spontaneo o a parti pretermine , soprattutto se confrontiamo l’andamento della gravidanza confrontiamo la gravidanza nelle donne affette da patologie reumatiche rispetto alla popolazione generale. La gravidanza può incidere sull’andamento del LES (Lupus Eritematoso Sistemico) o della polimiosite, e gli ormoni della gravidanza possono aggravare l’andamento della patologia o possono svelarla, ma anche gli anticorpi della malattia possono provocare ed essere fattore predisponente l’aborto spontaneo ricorrente, come nella sindrome da anticorpi antifosfolipidi. Gli anticorpi antifosfolipidi sono associati all’infertilità anche in associazione ad altre cellule dette “Natural Killer” (NK) e la presenza di questi anticorpi si è dimostrata in grado di ridurre il successo di gravidanze sia spontanee che indotte (dopo metodiche di fecondazione assistita), dal momento che il repentino e ripetuto insuccesso del trasferimento embrionale dopo FIVET sembra anch’esso essere dovuto ad un aborto spontaneo locale occulto. La capacità di portare a termine una gravidanza è quindi un processo fondamentale nel quale eventi endocrini, cellulari e molecolari sono strettamente correlati. Ancor prima che i follicoli ovarici siano espulsi dall’ovaio, la maturazione dell’oocita richiede un ambiente endocrino adatto, nel quale anche la tiroide svolge un ruolo fondamentale. Anomalie non clinicamente evidenti della funzionalità tiroidea possono influenzare l’esito della gravidanza fino a determinare gli aborti ricorrenti, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza. Il rischio di un aborto spontaneo aumenta in proporzione agli aborti presentati in anamnesi, ma aumenta anche con l’età materna. La fertilità infatti declina con l’età a causa di una ridotta percentuale di concepimenti e di un’aumentata frequenza di aborto spontaneo. L’effetto legato all’età materna è presente tanto per gli aborti del primo trimestre che per quelli più tardivi, ed è strettamente correlato all’aumento di incidenza di alcune aberrazioni cromosomiche che sono più frequenti quanto maggiore è l’età della donna. Una sorta di “selezione naturale” per evitare di far nascere bambini geneticamente gravemente malformati.
Anche le anomalie anatomiche della madre, tra cui le malformazioni congenite dell’utero (rare, sono presenti nello 0.1 - 0.5% delle donne) come l’utero setto o bicorne, in cui la cavità uterina è troppo piccola e non permette un buon impianto dell’embrione
sono responsabili degli aborti nel corso del secondo trimestre di gravidanza così come gli interventi invasivi, talora necessari per il buon esito della gravidanza, come l'esame dei villi coriali o l'amniocentesi, aumentano il rischio di aborto spontaneo.
Le infezioni batteriche, virali e parassitarie possono causare un aborto spontaneo e sono responsabili i micoplasmi (MST), la listeria (germe presente nel latte crudo), il virus dell'epatite B, l'herpes, la toxoplasmosi e alcuni parassiti tropicali. Una madre che aspetta è il naturale vettore che deve portare a nascere il futuro bambino e non è possibile stimare l'azione della fatica o dello stress sulla gravidanza, anche se alcune condizioni di lavoro sembrano essere fattori di rischio:
inalazione di prodotti chimici, lunghi spostamenti, esposizione ad inquinanti tossici e ambientali, sollevamento di oggetti pesanti, sport violenti, ma anche concorrono all’aborto gli stati di malnutrizione, l’abuso di sostanze stupefacenti o alcol, il consumo di tabacco e l’uso di farmaci pericolosi per il nascituro.
Ippocrate consigliava alle donne gravide di evitare le emozioni violente perché anche la psiche ha un'influenza sull’esito della gravidanza. L'aborto rimanda a una sensazione di fallimento e a un senso di colpa ed è come "un fulmine a ciel sereno". Alcune donne si sentono espropriate, si ribellano, cercano di trovare un colpevole e sprofondano nel dolore e nella depressione prima di cominciare ad elaborare un lutto indispensabile. Secondo Freud, " il lutto è una reazione straordinaria dolorosa che richiede un lavoro fisico intenso". A seconda delle donne e della storia della loro gravidanza (fecondazione assistita o altri aborti), questo periodo sarà più o meno lungo. Per molte donne l'aborto spontaneo è un argomento sconveniente, anche se è qualcosa che capita spesso. E’ una perdita fisica, la gravidanza e l'embrione sono persi, ma anche simbolica: la realizzazione del desiderio di avere un bambino è minacciata.
L'aborto spontaneo provoca lo stravolgimento di un certo status sociale. La donna perde il suo status di donna gravida e la possibilità di accedere a quello di madre. L’aborto spontaneo è una patologia troppo spesso sottovalutata ma assai dolorosa e questo spesso accade nell’indifferenza di chi, incapace di dare risposte certe, considera questo calvario una sorta di fatalità inevitabile, da sopportare con rassegnazione, in attesa di un figlio che prima o poi “verrà”.Troppo spesso queste coppie finiscono nelle mani di “esperti” del settore che propongono loro metodiche di fecondazione assistita, inutili ed inefficaci, ma molto “redditizie” per chi le propone. Il riconoscimento della sindrome da anticorpi antifosfolipidi e di altre patologie e successivamente la messa a punto di strategie terapeutiche nelle donne affette da ASR è stata uno dei più importanti risultati dell'approccio interdisciplinare alla patologia ostetrica. Un corretto inquadramento diagnostico ed una terapia mirata della poliabortività spontanea (nel caso dell’aborto spontaneo ricorrente su base immunologica è quella di tentare di manipolare la risposta immune stessa) porta ad un successo della gravidanza nel 90% dei casi e molte donne, che sono state seguite in modo corretto, hanno partorito anche il terzo figlio. (www.poliabortivita.it ) |