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Berlusconi, Ferrara e i tifosi ottusi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Maggio 2011 15:01
di Pierluigi Severi20110412_profughi_lampedusa

 

Nella politica italiana volano le accuse di “distrazione” dai problemi reali. Per Marco Pannella “Lampedusa è un’invenzione leghista”; la Lega  ingigantirebbe il caso migranti per coprire le vere notizie, cioè la Libia e il nucleare. Per il PD, Berlusconi avrebbe fatto il blitz a Lampedusa per distrarre l’attenzione dei media dalle “forzature del Pdl, della Lega di Bossi e dei cosiddetti responsabili” sul processo breve e prescrizione breve. Nell’ Italia dei diversivi, qualcuno sa che oltre la Libia, Lampedusa, il processo Mills e Ruby, c’è anche un paese economicamente in mutande? Eppure, malgrado le “distrazioni” parlamentari, in vasta parte dell’ opinione pubblica resiste l’idea che non ci sia ancora un leader che possa sostituire Berlusconi, e la convinzione che le opposizioni confidino più nei magistrati che nella politica per mandare a casa il premier, altrimenti imbattibile. In questa gara di “distrazione” sulle priorità della crisi italiana, ad occupare la scena è, non a caso, sempre lui, il maestro delle “distrazioni”: Silvio Berlusconi. Non sarà il capo di governo che servirebbe all’Italia per guadagnare in reputazione internazionale, ma piaccia o non piaccia, continua ad essere il politico che interpreta meglio le pulsioni irrazionali di un popolo smarrito. Quel suo “Anch’io diventerò lampedusano” detto dalla piazza del municipio dell’isola, conferma che, ovunque vada, Berlusconi finge di essere “uno di loro”. Alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, mesi fa fu carabiniere (“da bambino sognavo di fare il carabiniere”), dai marinai fu marinaio e così via. Con il suo blitz a Lampedusa, ancora una volta ha spiazzato tutti. Innanzitutto la sua maggioranza. Ci sono due linee di comportamento nel centrodestra: ministri, parlamentari, supporter locali, parlano, rilasciano interviste, vanno nei talk show televisivi, presentandosi o come dei tifosi ottusi e servili al capo o, più raramente, con argomenti non privi di astuzia ed efficacia. Entrambi i comportamenti, l’uno stupido l’altro intelligente, sono sfrontati, ossia tendono a coprire la realtà di una maggioranza che ha i numeri in parlamento, ma che non esprime capacità di governo.

Provo a fare qualche esempio. A Lampedusa, il premier ha detto:''..Abbiamo ottenuto di far controllare i porti e le coste per non consentire nuovi sbarchi…. Abbiamo ottenuto l'impegno della riaccettazione di tutti i tunisini che riusciremo a portare indietro''. Confrontiamo l’affermazione con le parole scritte 24 ore prima da Margherita Boniver, Inviato speciale per le emergenze umanitarie, su Il Riformista: “ci vorranno settimane se non mesi per ricostruire tramite pazienti ricerche e fattive collaborazioni tunisine una identità che possa precedere al loro rimpatrio”. La Boniver usa parole di cruda realtà, quantunque non scalfiscano l’incompatibilità tra realtà e promesse irreali. Altri della maggioranza non si pongono neppure il problema, scrivono e vanno in televisione a difendere l’indifendibile, con irritante stupidità. Contraddizioni crescenti ci sono anche tra i leghisti: sui trasferimenti degli immigrati dall’isola, mentre il ministro Maroni diceva "ho proposto un piano per una distribuzione equa (per le regioni,ndr), con la sola eccezione dell'Abruzzo, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, in base al numero degli abitanti", il suo capo ripeteva il ben noto “Tutti fora di ball”. Altro che distribuzione equa.

Passiamo al processo breve. Dovrebbe essere evidente a tutti che si tratta di un improvvisato scudo al premier nel processo Mills: se viene approvato il testo, il processo entro tre mesi si prescrive, impedendo che si arrivi alla sentenza di primo grado. Ebbene, cosa fanno quelli della maggioranza? Scatenano uno stuolo di tifosi ottusi per negare l’evidenza. Fuori dall’ottusa tifoseria sono in pochi, tra questi c’è Giuliano Ferrara. Dietro la scrivania di Radio Londra, ha spiazzato il tifo berlusconiano prima che gli avversari di sinistra: ebbene si, il processo breve e la prescrizione breve sono lo scudo per proteggere Berlusconi eletto dal popolo, affermando che, fin tanto che è premier, è una sacrosanta tutela costituzionale, vigente in ogni democrazia liberale. Si potrà dissentire, magari desiderare di sferrare un pugno allo schermo in quei quattro minuti di prima serata concessi dalla televisione pubblica al più smargiasso e geniale giornalista pro-Berlusconi. Ma va riconosciuto che Ferrara non è mai banale; pur fazioso, spesso settario, ti spinge a schierarti pro o contro, ragionando.

E le opposizioni che fanno? Napolitano ha avvertito l’esigenza del richiamo ad un’opposizione forte. Purtroppo, è amaro dirlo, manca. Ciò spiega perché Berlusconi può continuare a fare il bello e il cattivo tempo. La stragrande maggioranza degli italiani stringe la cinghia (avvisati da Tremonti che dovranno farlo ancora per molto) e lui dichiara il 77% in più del reddito dell’anno precedente. Ditemi voi se non è un modo sfrontato e geniale di guidare il Paese. Sfrontatezza per sfrontatezza, ecco cosa auspico: che le opposizioni, che rappresentano l’altra metà dell’Italia, tolgano di mezzo l’argomento dei processi di Berlusconi, una volta per tutte. Forse, consentendogli un salvacondotto giudiziario finché fa il capo del governo, la politica potrebbe riprendere il sopravvento e dimostrare che nessuno più di lui è l’uomo del dire più che del fare. A meno che non ci sia un altro colpo di scena: le elezioni a breve, scelte da Berlusconi.

 

 

 

 

 

 

 

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