di Pierluigi Severi
La salute dell’Italia politica, da cagionevole qual era, è peggiorata e a rischio letale, non per le febbri stagionali che stampa e tv amplificano: lo scontro Fini-Berlusconi, la vecchia ruggine tra Veltroni e D’Alema, le escort, la droga nei palazzi del potere, le propensioni omosessuali dei politici, gli scandali della casta. È allo stremo delle forze per un morbo ben più pericoloso e maligno contro cui nessuno – né centrodestra né centrosinistra – ha mai trovato l’antidoto. Questo morbo che ci appesta dal 1994, si chiama instabilità di governo. In sedici anni, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, D’Alema II, Giuliano Amato, Berlusconi II, Berlusconi III, Prodi II, infine Berlusconi IV da due anni ed è già azzoppato.. Il patologico succedersi dei governi era il morbo che si attribuiva alla prima repubblica, non lo si è stroncato, anzi è più vivo che mai, anche per colpa di leggi elettorali improvvisate – il Mattarellum – se non addirittura scellerate come quella vigente, il Porcellum per dirla con il suo stesso estensore, il ministro Calderoni.
Leggi che non hanno favorito un fisiologico bipolarismo di stampo europeo, perché nelle intenzioni di larga parte della categoria (più che classe) di politici c’è stata e continua ad esserci una sola idea, una miope idea di potere: vincere le elezioni, ad ogni costo, con cartelli elettorali forzati che mettono insieme partiti che hanno interessi contrastanti. L’interesse generale, viene dopo. È mancato, insomma, e manca tuttora il progetto su cui si fonda una democrazia sana: vincere sì, ma per poi governare. In 16 anni, ad ogni vittoria elettorale, sia essa di destra o di sinistra, non è mai seguita né stabilità di legislatura né una capacità di governo seria, fatta di programmi chiari e di decisioni. Prodi era paralizzato dalle contraddizioni della sua maggioranza ed è poi caduto per mano dei suoi stessi alleati; sta succedendo la stessa cosa a Berlusconi, benché all’inizio della legislatura avesse vinto con 100 parlamentari in più sull’opposizione. Ormai è palese la crisi politica del suo governo e non è certo il falso problema dei numeri, dieci più dieci meno, a modificare la realtà. Può durare, ma non governare. Purtroppo non è soltanto una crisi della maggioranza. Nel campo delle opposizioni non va meglio: le incompatibilità di idee, valori e persino di stile si accentuano, se si pensa a Casini e Di Pietro, a Rutelli e Nichi Vendola, al Pd di Bersani e ai comunisti di Diliberto. L’antiberlusconismo non produrrà mai una alternativa di governo credibile. La conferma ci viene da uno sconfortante refrain antiberlusconiano: “prima cosa, mandiamolo a casa”, poi si vedrà. Si vedrà cosa ? L’odio politico non porta da nessuna parte. La si smetta di essere solo contro Berlusconi, basta con l’ irrazionalpopolare. Non solo è stupido, ma peggio, non rende. Negli ultimi sondaggi, malgrado il centrodestra sia allo sbando, i consensi del Pd ma anche di quei forcaioli del Idv di Di Pietro, scendono di molti punti percentuali Un apparente paradosso. Se poi si considera un 30 per cento di incerti e un 20 che non vota, che sommati fanno il 50 per cento di elettori, le percentuali attribuite ai partiti si riferiscono a metà degli italiani. Altro che “prima cosa, mandiamolo a casa”! È la classe politica tout court che viene bocciata, e per chi sta all’opposizione è quanto di peggio possa capitare. Serve uno sforzo di verità: l’Italia non uscirà salva dalla crisi, che è terribile, dove nessun settore ne è indenne - industria, lavoro, scuola, ricerca, giustizia, e dopo le dimissioni di Profumo anche bancaria - se non si volta pagina, costruendo coalizioni omogenee, dall’ una e dall’altra parte, conservatori e progressisti, come nelle consolidate democrazie europee. Il fattore tempo è il vero nemico. C’è un bel da dire, la globalizzazione ci impone riforme e innalzamento dell’efficienza e competitività dell’ Italia. Si predica bene e si razzola male: la velocità delle decisioni è ciò che ci impongono le nuove sfide, C’è nel nostro sistema ? Non c’è. Ci impongono, inoltre, coerenza e continuità degli indirizzi programmatici di chi ci governa. C’è? Non c’è. Fateci caso, la prima cosa che il vincitore di turno dichiara è “la pesante eredità” lasciata dal predecessore. L’ha fatto Prodi, idem Berlusconi. Sono passati sedici anni dal ’94 e le scelte, gli indirizzi, non parliamo delle riforme annunciate e mai fatte, sono un guazzabuglio del tutto e il suo contrario. Risultato: più burocrazia non meno burocrazia, inefficienza e non più efficienza, dominio delle corporazioni non logica di sistema, che altro non è che la bussola da seguire per il bene dell’Italia. Certo, la crisi è mondiale, non solo italiana; 44 milioni di poveri negli Usa, 23,057 milioni di uomini e donne disoccupati nella UE a luglio 2010 (stima Eurostat), di cui 15.833.000 nella zona euro. In Italia sono 2,1 milioni, con il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel secondo trimestre del 2010 salito al 27,9% (dati Istat). Noi siamo il fanalino di coda dell’Europa in quasi tutti i settori. Per riguadagnare le posizioni, la condizione sine qua (non) sono la stabilità di governo e il tempo necessario per attuare programmi di cambiamento epocale. Non basta più l’arco di una legislatura per affrontare le conseguenze della globalizzazione, risolvere i problemi strutturali di riconversione di una economia e di una società, come, ad esempio, sono la questione energetica o il riassetto istituzionale. L’interdipendenza tra Stati e persone è il nuovo contesto dentro cui agire. Fu Blair a sottolineare il nesso tra governare e avere il tempo per farlo, chiedendo agli inglesi un nuovo mandato. Prima di lui, la Thachter governò ininterrottamente per 11 anni, Blair tre elezioni vinte e al governo per 10 anni, Clinton otto anni ininterrotti, anche Bush otto, Merkel è in carica dal novembre 2005. È la regola e la prassi delle democrazie più forti. Noi siamo ancora lontani da quella regola e da quella prassi. Con il discorso di Mirabello non siamo usciti dalla anomalia politica italiana. Fini ha aperto una nuova fase? Forse. C’è, contro Berlusconi, un complotto ordito da Tremonti, un tradimento prossimo di Bossi, alle porte un governo benedetto dai poteri forti, come viene detto? Staremo a vedere. Per ora è solo confusione. Con una opposizione di centrosinistra ad encefalogramma piatto. |