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di Pierluigi Severi
Incombe la calura, sono stanco e faccio uno sfogo estivo su questa Italia sempre più fuori di testa, partendo da alcuni accadimenti delle ultime settimane, piuttosto che avventurarmi sugli scenari settembrini – crisi di governo ? governo di unità nazionale ?- su cui tutti si cimentano. L’amico Rino Formica, socialista e ministro, è stato assolto a maggio, dopo 17 anni di processi. Per i tempi assurdi della giustizia e l’innegabile politicizzazione di settori della magistratura, il danno morale subito da Formica ( e da altri come lui) non otterrà mai adeguato risarcimento. Con un’aggravante: il suo più feroce pm è diventato poi senatore. L’intelligenza dovrebbe portare a due no netti: no al sostegno pregiudiziale delle iniziative accusatorie e no alle profferte elettorali a certi magistrati che lasciano il loro mestiere per farsi eleggere in Parlamento. E, invece, l’onda forcaiola e i magistrati in politica persistono. “Intercettateci tutti” è lo slogan della piazza anti-decreto. Giornalisti come Battista e Ostellino l’hanno bollato come un’ invocazione illiberale, e scandalosa se pronunciata da chi si vanta di appartenere ad una storia politica dove lo spirito libertario ha animato il miglior socialismo.Come non dar loro ragione. L’intelligenza porta, perciò, ad una domanda: perché quelli del PD, che si dicono riformisti, tacciono ? I distinguo in politica sono talvolta risolutivi. D’accordo, la legge voluta da Berlusconi non riesce a conciliare tre diritti fondamentali; alla privacy, di cronaca e di indagine anticrimine. Ma, per favore, non intercettatemi !
Non so voi, ma a me il linguaggio padan-televisivo di Bersani mi scoraggia. Ecco un’altra delle sue battute vetero-propagandistiche: «Quanti turni vogliamo far fare agli operai prima di toccare un petroliere?». Beh, diciamolo, la società italiana è assai più complessa dello schema bersaniano operai-petrolieri. Se voleva essere una metafora, peggio mi sento, roba da Galantara e Podrecca, quando a cavallo dell’800 e ‘900 la loro rivista L’Asino sbeffeggiava il potere perfido e corrotto dei padroni contro i proletari. L’intelligenza ci conferma che nel PD continua a mancare la promessa iniziale, quella cultura riformista fatta di comprensione della realtà, di idee nuove, comportamenti coerenti e di linguaggio moderno. Un vero guaio.
Vengo a Brancher, ex-ministro “mordi e fuggi”, senza decenza. Sappiamo tutti quale brutta pagina rappresenti per la dignità delle istituzioni. L’intelligenza ci fa gridare: siamo alla frutta. Eppure la vicenda sembra passare nell’opinione pubblica, sfinita da troppe boiate istituzionali, come acqua sul marmo. Tremonti, sui soldi dei Fondi UE inutilizzati dalle regioni del Sud, è sbottato: “Basta cialtroneria !”. Rivolto a governatori e sindaci: “Sanno solo protestare e non sanno dare servizi per i cittadini”. L’intelligenza consiglierebbe agli oppositori di concordare o quanto meno di riflettere sulle parole del mega-ministro. Per correggere una volta tanto e tutti insieme le malefatte di amministratori meridionali, d’ogni colore. Perché, sia chiaro, sui soldi UE lasciati marcire, Tremonti ha ragione. Responsabilità nazionale cercasi. La conclusione è, purtroppo, amara. Viviamo tempi in cui ad una fiacca resistenza dell’opinione pubblica verso gli abusi del potere politico, giudiziario, finanziario, di cricche e caste, si accompagnano atteggiamenti irrazionali di certa sinistra, viola o rossa che sia, soliti ultras da tifo calcistico che fanno solo danni. Servirebbe, come il pane in una casa di poveri, un esame di coscienza bipartisan; destra e sinistra, chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. Insomma, ci vorrebbe un’ ammissione degli errori di governo dell’una e dell’altra parte finora commessi, e da lì ripartire per salvare l’Italia e gli italiani dal disastro. Invece, l’ Italia pubblica resta arrogante nei palazzi e urlante in piazza. Mentre l’ Italia privata, impaurita del futuro, si illude di poter restare se stessa, immune dal disastro morale e civile in corso, scegliendo di rimanere gregaria e complice in un mondo dove domina l’arbitrio e la stupidità. Nell’ attesa di quel “ghe pensi mi”, sempre meno provvidenziale. E se invece fossi io, e gli italiani come me, il vero stupido ?
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