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La divina linfa del cardinal Bertone PDF Stampa E-mail
Lunedì 12 Aprile 2010 09:33

di Pierluigi Severi

 

Dopo il Papa, dopo il presidente della CEI cardinal Bagnasco, anche il cardinal Bertone ha invocato “una nuova generazione di politici cattolici” che non separi etica individuale ed etica sociale.

Lo ha fatto citando anche parole di don Luigi Sturzo: “La missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori perché in tutto ci si riflette il divino”.

Se non che scriveva Sturzo in epoca fascista: “Vari giornali inglesi hanno pubblicato il rilievo (dato certo da fascisti o da clerico-fascisti) che il Segretario politico del Partito Popolare (cioè io) mai varcò la soglia del Vaticano... La verità è che né io mai chiesi un’udienza, né il Santo Padre mai mi chiamò ad audiendum verbum... il Partito Popolare teneva alla sua autonomia e il Vaticano teneva a non essere in nessun modo impegnato dalla politica di un partito, sia pure composto dai cattolici e guidato da un prete”. Il cardinal Bertone non ignora di certo che quel grande prete-politico fu un irriducibile difensore dell’autonomia della politica dalla Chiesa. Per lui, il vivere religioso doveva ispirare l’agire civile e politico con spirito cristiano, che è spirito di carità e libertà, non di obbedienza.

Il punto da chiarire è tutto lì. La sortita del cardinal Bertone non è priva di ambiguità clericale (come direbbe lo stesso Sturzo), e induce a qualche riflessione. Innanzitutto Tarcisio Bertone è Segretario di stato di uno Stato che, seppur speciale, nel rispetto del Concordato, resta sempre “altro” dallo Stato italiano.

Tuttavia, non sarò io, laico e non credente, a sottovalutare l’importanza che il Vaticano e la Chiesa italiana si mostrino preoccupati per il degrado civile e politico che l’Italia attraversa, tanto da spingersi ad affermare: “Bisogna iniettare, con rettitudine, nuova linfa nella società”(preoccupazione che, credo, debba essere comune a credenti e non credenti, cattolici e non cattolici, senza distinzione).

Mi chiedo, di che linfa stiamo parlando.
In questa Italia ufficialmente cattolica, ma egoista, manca innanzitutto quella linfa che si chiama carità. Carità come amore per il prossimo, accoglienza, aiuto e cura a chi ne ha bisogno.

Poiché parliamo di autorità e potere,  anche la conciliazione tra il principio di autorità e quello di libertà: le istituzioni vanno governate, senza abusarne per affari privati. Cosa che avviene quotidianamente. Non me ne intendo di “divino” nella vita pubblica, ma dubito che lo si trovi nel rumoroso, ossessivo, illiberale richiamo all’obbedienza politica alle Gerarchie rivolto ai cattolici che siedono in Parlamento.

E, aggiungo, non convince l’eloquente silenzio sui comportamenti indecorosi di uomini di governo, che straparlano del “valore della famiglia” una e indivisibile,  avendone più d’una, o sulle loro storie di sesso e corruzione che ci appestano da mesi.

In questa Italia del “qui lo dico e qui lo nego”, ricomporre nella vita pubblica etica individuale e etica sociale non è impresa facile. A cominciare dai cattolici. La Chiesa, per fortuna, non è un monolite. Volontariato, missioni, impegno sull’immigrazione dei cattolici impegnati, sono una splendida testimonianza di carità. Quella è la linfa utile al Paese.

Meno, il gioco di potere che sta dietro le parole del cardinal Bertone. Di “politici cattolici” non se ne sente il bisogno. Ci serve, semmai, quella laicità che illustri cattolici in politica ci hanno ricordato con esemplare chiarezza. Di Sturzo ho già detto.

Ora J.F.Kennedy, primo presidente cattolico degli Usa: “Io credo in un'America dove la separazione di Chiesa e Stato sia assoluta. Dove nessun prelato cattolico direbbe al presidente (nel caso fosse cattolico) come agire e nessun pastore protestante direbbe ai suoi parrocchiani per chi votare. Dove a nessuna chiesa o scuola confessionale vengano accordati fondi pubblici o preferenze politiche... Io credo in un’America ufficialmente né cattolica, né protestante, né israelita.

Dove nessun pubblico ufficiale richieda o accetti istruzioni in politica dal Papa, dal Consiglio nazionale delle chiese, o da qualsiasi altra autorità ecclesiastica.

Dove nessun gruppo religioso cerchi di imporre i suoi voleri direttamente o indirettamente sulla popolazione in generale o sugli atti pubblici dei suoi funzionari (dal discorso di Houston, 1960). L’Italia non è l’America, al cardinal Bertone può bastare la lezione di Don Luigi Sturzo.

 

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