di Olga Mammoliti Severi
“Per riacquistare la giovinezza basta solo ripeterne le follie” diceva Oscar Wilde. La giovinezza dovrebbe essere il periodo di vita in cui si può fare tutto, qualunque follia per conquistare il mondo. Peccato che bullismo e violenza gratuita non abbiano nulla a che fare con il “conquistare il mondo”. Adolescenti violentate da coetanei, ragazzi che uccidono le ex perché non accettano di essere lasciati, corrosi dall’idea del possesso, che non è l’amore. Ultimi fatti di cronaca mentre scrivo: un giovane musicista romano ridotto in fin di vita da 3 o 4 ragazzi, abuso di droghe e alcool. O i black block in Val di Susa, a scatenare la guerriglia contro la TAV Torino-Lione. Cosa spinge una minoranza giovani, ma assai diffusa sul territorio, a tali comportamenti criminali? Non azzardo vere analisi. Faccio solo qualche breve considerazione e avanzo poi un metaforico consiglio. Frange consistenti di giovani soffrono, purtroppo, di una sindrome: quella della violenza gratuita, della voglia di sopraffare, perché per affermarsi è fondamentale essere prepotenti. Oppure soffrono di un totale disinteresse per la vita degli altri. Due estremi, entrambi intrisi di cultura rancorosa. Fuori dalla cronaca nera, c’è quel senso di vuoto che molti hanno dentro, sempre in lotta con il mondo, non per conquistarlo ma per distruggerlo, una lotta fatta di No. No per lo più distruttivi, come nel caso della Tav.
Nell’uno o nell’altro caso, che si tratti di violenza da cronaca nera o di violenza pseudo-politica, il punto primo di sbandamento di molti giovani è, secondo me, il disagio in famiglia, un luogo fondamentale per una crescita sana dei giovani. Se non c’è rispetto all’interno della famiglia e percezione di affetti profondi, il rischio che i figli crescano in modo inadeguato a diventare cittadini con fiducia in se stessi e nel prossimo, è alto. Il secondo punto di sbandamento si chiama Stato: dà molto poco ai giovani. A partire dalla scuola. O dal lavoro precario, senza mai risolverlo.
La soluzione? Vivere non come la società dello spettacolo ci vuole, imitando i modelli nazionalpopolari: veline, naufraghi dell’isola dei famosi, aspiranti calciatori, portaborse ed escort, modelli di un illusorio successo facile. Se continuiamo lungo questa via ci penseranno i giovani immigrati a fare l’Italia nuova e laboriosa. Spero di sbagliarmi. E ripongo la mia speranza nei tanti giovani che vogliono migliorare questa società e la loro vita. Per concludere, mi permetto una metafora sull’Alta Velocità. Vorrei che l’Alta velocità ci fosse anche in ogni settore della nostra vita di cittadini: alta velocità nelle liste d’attesa negli ospedali, nel pronto soccorso, alta velocità nel pagare le imprese per lavori svolti da anni, nelle banche quando si tratta di erogare i crediti di sopravvivenza, nel costruire alloggi per giovani coppie, alta velocità nell’agevolare il rapporto del cittadino con la pachidermica pubblica amministrazione, nell’abbassare le tasse e nel fare funzionare i servizi. Ognuno può aggiungere quel che vuole delle nostre quotidiane sofferenze. Dimenticavo: alta velocità nell’offrire lavoro ai giovani. Follie, insomma.
|