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di Olga Mammoliti Severi
Parlerò delle elette e anche, vi spiegherò il perché, di una donna non eletta. Lazio. Riporto la battuta spiritosa sentita in un bar di Roma a poche ore dalla vittoria di Renata Polverini su Emma Bonino: Lazio batte Roma. Vero. Sono stati infatti gli elettori residenti in provincia, o per essere più precisa i votanti delle province del Lazio – quella di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo – a portare la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio. Il margine di vantaggio che aveva conquistato la Bonino in Roma città, quasi il 5 per cento, non è bastato a contenere lo tsunami Polverini giunto dalle “campagne”. Personalmente ho votato Bonino e speravo vincesse. Ma avere comunque una donna per la prima volta presidente del Lazio non può che farci piacere. Fa ben sperare per la trasparenza e il buongoverno futuri. Come Minerva avevamo apprezzato molto la sfida al femminile. Dopo il clamoroso pasticcio della mancata presentazione della lista Pdl, niente era scontato. Credo che a far vincere la Polverini siano stati due fattori: la sua immagine ruspante, ben più vicina ai ceti popolari di quella elitaria e professorale della Bonino; e la sua presenza in campagna elettorale, ovunque, a qualsiasi ora, non risparmiandosi mai, in assemblee, mercati, ospedali, scuole, fabbriche. Un contributo decisivo l’ha dato sicuramente anche Berlusconi (tant’è che la Polverini l’ha ringraziato per primo) mettendo il suo impegno e la sua faccia. Se Polverini perdeva, perdeva Berlusconi. Vincendo lei, ha vinto Berlusconi. Ma non avevano detto che era una fedelissima di Fini? Mah! Piemonte. Peccato per la Bresso. Chiarisco. Non siamo così settarie da usare soltanto un criterio di genere - donna/uomo - per valutare i risultati delle sfide elettorali e politiche. Tuttavia, in Piemonte ci sembrava avesse fatto bene. Ma in democrazia decidono elettrici ed elettori, e i piemontesi hanno preferito il leghista Cota. Auguri a lui ed onore a Bresso che si è battuta e ha perso per un niente. Umbria. Eletta Katia Marini del centrosinistra, che succede ad un’altra donna presidente uscente della regione. Una conferma, dunque: l’Umbria è la sola regione che ha da anni rielegge una donna alla guida della giunta regionale. D’altronde, con due sfidanti, entrambe donne, alla presidenza, of course che il traguardo elettorale finisse in rosa. Resta il fatto che su 13 presidenti di regione soltanto due sono donne. Via Bresso, rimangono Marini e Polverini. Due su 13 erano e tali rimangono. Un po’ deludente, no? Se era sincero l’entusiasmo di prima delle elezioni sull’aumentato numero delle donne candidate, ci aspettiamo che venga fatto un bilancio tra le donne messe in lista e le donne effettivamente elette: una riflessione doverosa che dovrebbero fare sia gli organi d’informazione sia i partiti. Non basta trincerarsi dietro il paravento della “libera scelta di voto” quando si tratta di voto di preferenza. Finisco proprio su questo argomento. Per spiegarmi, prendendo ad esempio il caso di una nostra cara amica, amica di Minerva: Daniela Valentini.Storica dirigente dei ds e poi del PD, splendida per passione civile e capacità amministrativa, non è stata eletta, è la seconda dei non eletti della lista PD di Roma e provincia. Gli undici eletti sono tutti maschi. Il PD, riformista, progressista, democratico, è riuscito nel capolavoro di non eleggere nessuna donna. Neppure la Valentini. Mi hanno spiegato come funziona. C’è una sezione a Roma dove sono state scrutinate venti schede con la croce della preferenza sul nome di un candidato del PD, poi risultato eletto (uno supersostenuto dalla dirigenza locale). In modo disgiunto quegli stessi venti voti sono andati alla Polverini. Moltiplicate sezioni e voti disgiunti e si spiegano tante cose. Sono scandalosi giochini di potere e di scambio che sanno fare solo gli uomini di potere a danno delle donne. Se questo PD è, come dichiara, un partito aperto a donne e giovani, figuriamoci se fosse chiuso.
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