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Che la sfida femminile abbia inizio (e porti buoni frutti) PDF Stampa E-mail
Venerdì 29 Gennaio 2010 14:07

dii Olga Mammoliti Severi


Con l’inizio del nuovo anno Minerva apre con una riflessione, partendo da una sfida elettorale per la Regione Lazio tutta al femminile: Bonino-Polverini. Finalmente usciamo dal periodo in cui, per parlare di donne, si dibatteva solo di starlette televisive, escort e trans.

Una competizione elettorale tra due donne è un segno di grande cambiamento per le classi dirigenti. È una conquista e una grande novità. Sfide femminili si erano già svolte in piccoli comuni come Chiavari (2002) o Castiglion della Pescaia (2006); mai in una grande regione.

Prima ancora degli esiti delle votazioni, la candidatura di due donne sembra già portare concretezza. La Polverini è giovane e tosta. La Bonino ha già presentato un Comitato chiamato “Pari o Dispare” con l’economista Fiorella Kostoris.

“Una authority - dice la Bonino -  contro le discriminazioni di genere” che intende promuovere la parità tra uomo e donna e che si fonda sul merito della persona. Un obiettivo non casuale.

C’è allarme occupazione in Europa, soprattutto per noi donne; “tra il 1998 e il 2009 ci sono stati dei grandi progressi nell’occupazione femminile che è aumentata del 7,1% in undici anni arrivando al 59,1%”. È quanto emerge dal rapporto annuale sull’uguaglianza tra i sessi della Commissione Ue. Questo progresso purtroppo si è fermato con la crisi economica.

In Italia, peraltro, abbiamo il tasso di occupazione femminile più basso dell’Unione Europea. Ben vengano quindi tutte le iniziative (se concrete) per far sì che la tendenza all’inserimento delle donne nel mercato del lavoro si rimetta in marcia. A partire dal Sud Italia.

Nel nostro paese, infatti, si registra ancora una netta spaccatura geografica. Al Nord le donne che addirittura non cercano lavoro sono 150mila, a Sud arrivano fino a 610 mila.

Perché? È difficile conciliare la famiglia con il lavoro? C’è carenza di asili nido in tutto il Paese? (il numero di quelli italiani è il più basso in tutta Europa e al Sud sono quasi totalmente assenti). Forse, ma il dato rilevante è quello relativo all’alto numero di imprenditrici donne nel Sud Italia.

Quasi ad indicare che le nostre meridionali hanno la necessità di “inventarsi un lavoro” per contrastare una società ancora troppo maschilista.

Una chicca ce la regala l’economista Kevin Daly. Ha calcolato che se il tasso di occupazione femminile in Italia raggiungesse quello maschile, il Pil salirebbe del 21%. Non solo.

Ha inoltre sostenuto che le aziende con a capo le donne crescono di più proprio perché siamo concrete, sensibili, flessibili e aperte alle relazioni umane. Insomma, se crescesse l’“offerta al femminile” (consentitemelo) ci sarebbe un notevole vantaggio per l’economia.

Un eccesso dell’economista Daly? No, risponderebbe di certo il banchiere Muhammad Yunus che con la propria Grameen Bank dà credito al 95% alle sole donne, per i medesimi motivi suddetti. Un economista e un banchiere, poca retorica e tanta concretezza.

Dal mercato del lavoro alla politica. In Italia si è parlato di introdurre il principio delle “pari opportunità tra donne e uomini” nelle cariche, ma purtroppo il “valore D”  non è riuscito  a decollare rispetto ad altri paesi europei.

In quelli scandinavi la diffusione della rappresentanza politica femminile è cominciata addirittura negli anni ’70. In Francia vige una legge che prevede “l’alternanza obbligatoria uomo-donna nelle liste elettorali”.

Da noi la percentuale di donne italiane che rivestono cariche politiche è intorno al 19%, con il record negativo dei Consigli regionali (12,2%) e quello positivo del Governo (21,51%).

La presenza femminile nelle liste elettorali è limitata anche, e soprattutto, dalla mancanza di un’alleanza vera, produttiva, tra donne che potrebbero creare sinergie per un ruolo al femminile più incisivo nella società, nella politica e nel lavoro.

Lo auspichiamo. Che la sfida Bonino-Polverini porti buoni frutti.

 

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