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Robin Hood veri e finti PDF Stampa E-mail
Mercoledì 09 Dicembre 2009 11:33
di Pierluigi Severi

L’immortale fascino di Robin Hood, il leggendario eroe inglese reso universale dal libro di Alessandro Dumas padre, che toglieva ai ricchi e dava ai poveri, vive un brutto momento. Non c’è posto per lui. Sono tempi in cui il mondo, come spesso si dice, è diviso tra il 10 per cento che fa la dieta e il 90 per cento che muore di fame. Rivolte del pane nel Terzo Mondo, ma anche proteste nei paesi sempre meno ricchi dell’Occidente.

Chi prova a imitare davvero Robin Hood se la passa male. È il caso della povera Erica B, soprannominata giornalisticamente come la banchiera Robin Hood. Direttrice tutto cuore della filiale della VR Bank a Bornheim in Germania, le è venuta la balzana idea di aiutare i correntisti più poveri concedendo loro troppi soldi a credito e, scoperta, si è beccata una condanna a ventidue mesi e la perdita del posto. A nulla è servito che anche il giudice abbia provato tenerezza umana di fronte a un caso così singolare e ingenuo. La inesorabile legge  dell’interesse della Banca non poteva che prevalere. 

Ma la vicenda ci dice una cosa più generale: come si stia allargando il divario tra giustizia sociale e arricchimento di pochi. Prevale ovunque la legge del più forte, quella dello sceriffo di Nottingham. Dagli Usa all’Europa, vale a dire nella parte più ricca del mondo, cresce sempre più il numero delle persone che si impoveriscono mentre una minoranza già ricca diventa sempre più ricca. Sembrerebbe la fatale conseguenza della crisi economico/finanziaria, ma la spiegazione sta nelle politiche di governo o deboli o incapaci di rilanciare lo sviluppo, l’occupazione, una più equa distribuzione sociale della ricchezza di un paese.

Tuttavia, c’è chi non smette di evocare Robin Hood anche in politica. Lo fa a parole, non nei fatti. Due esempi italiani su tutti. Prodi e Tremonti. Nel giugno 1996 Prodi, allora presidente del consiglio, si paragonò a Robin Hood, rispondendo alle critiche alla sua finanziaria. Nessun cittadino si accorse dei benefici. Quattordici anni dopo, siamo nel giugno 2008, il ministro Tremonti annuncia che il piano triennale sull'economia contiene anche la Robin Hood Tax che avrebbe dovuto colpire gli utili di assicurazioni, banche e petrolieri per due miliardi da destinare a scopi sociali.

Che fine ha fatto la Robin Hood Tax su cui si imbastì una grande propaganda? Assicurazioni, banche, petrolieri se la ridono della tremontiana RHTax. Insomma, né Prodi anni fa, né Tremonti oggi, né chiunque altro può permettersi la faccia tosta di richiamarsi al “principe dei ladri”. I veri imitatori di Robin Hood, come la signora Erica B, pagano le loro velleitarie ed eccentriche iniziative umanitarie, quelli finti se la godono, pontificano e si fanno beffa dell’eroe dei poveri.

La morale: i signori della politica lascino stare il vecchio caro mito di Robin Hood là dove è: nel libro di Dumas o nelle cineteche, lasciando alle generazioni di ragazzi almeno il privilegio del sogno che possa un giorno incarnarsi l’eroe dei giusti contro i cattivi sceriffi, che non muoiono mai.

Purtroppo, niente di ciò che stanno facendo i governi, dal G8 de L’Aquila al G20 di Pittsburgh, alla recente conferenza FAO di Roma contro la fame nel mondo, ci può far dire che si stanno realizzando passi in avanti nel riscatto dalle condizioni di povertà in cui versano i quattro quinti della popolazione mondiale. Nei progetti del 2005, tra gli obiettivi ONU da raggiungere entro il 2015, oltre all’acqua per tutti, c’era anche l’eliminazione della povertà. Campa cavallo. Con un paradosso: cento anni fa la differenza media tra il reddito nei paesi ricchi e il reddito nei paesi poveri era di 6 a 1, oggi raggiunge punte di 110 a 1.

C’è poi in Italia un caso vicino al ridicolo. Nella finanziaria del 2008 del centrosinistra poi confermata dal governo Berlusconi, è stata inventata e istituita una nuova inutile autorità: Mister Prezzi. È o dovrebbe essere il Garante per la sorveglianza dei prezzi, chiamato a “vigilare sul corretto andamento dei listini e dei prezzi sul mercato”.

Sfido a trovare un cittadino che si sia accorto che i prezzi, selvaggi in ogni settore – alimentare, beni voluttuari, beni strumentali, servizi e tariffe - siano mai stati sotto controllo. Invitiamo Mister Prezzi, che immaginiamo ben pagato e con un bel apparato di funzionari, a farsi un giretto fuori dal suo ufficio, e vedrà quanto lavoro c’è per lui. In ogni caso, Dio ci risparmi che un giorno anche a lui venga la tentazione di paragonarsi a Robin Hood.
 

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