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Lunedì 30 Gennaio 2012 12:19 |
Olga Mammoliti Severi
Con Minerva siamo usciti, con un po’ di ritardo, ma anche questo mese siamo in edicola. Facciamo parte di quelle centinaia di testate che rischiano di chiudere da un giorno all’altro per i tagli all’editoria che già ci sono stati e che ci saranno. Giornali come Liberazione e l’Informazione-il domani hanno chiuso. Giornalisti e dipendenti hanno perso il lavoro, altri sono a rischio e molti a 40, 50 anni di età senza nessuna prospettiva.
Anche noi di Minerva stiamo aspettando di capire se riusciremo a continuare o se saremo costretti a chiudere Minerva dopo 28 anni, dopo avere ridotto con nostro rammarico le pagine già nel 2011. Con la delega di governo sul Dipartimento dell’Editoria, è arrivato il nuovo sottosegretario, Paolo Peluffo, dicono sia competente e intelligente. Ci permettiamo di ricordargli due cose, una generale e una che riguarda noi direttamente.
Lavoro e informazione, dovrebbero essere tra le priorità della nostra Repubblica. Anche in tempi come questi, anzi di più quando i tempi sono difficili, se si vuole davvero uscire bene dalla crisi. Per quanto ci riguarda il contributo dell’editoria che riceviamo su un bilancio certificato e da sempre trasparente è di 190 mila euro. Mezzo stipendio annuo di uno dei migliaia di manager pubblici o parapubblici (o pari alla retribuzione annua di uno stenografo del Senato). A Minerva lavorano tre dipendenti, decine di collaboratori, grafico, consulenti editoriali e amministrativi, e l’indotto per tipografia, promozione, distribuzione, abbonamenti.
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