I terremoti prossimi venturi di Enzo Alfredo Becchetti Nessuno può dire con esattezza quando, ma possiamo sapere, con molta probabilità, dove succederà. Perché succederà di nuovo, senza alcun dubbio. Mezzogiorno e Centro risultano le aree più a rischio terremoto. Ma anche l'arco Alpino potrebbe essere interessato. Lo sappiamo da almeno vent’anni, cioè da quando, nel 1980, la proposta di riclassificazione sismica prodotta dal Progetto Finalizzato Geodinamica del CNR è stata adottata dal Ministero dei Lavori Pubblici. Oggi tutti fanno riferimento a quel documento, costantemente aggiornato e migliorato. Gli eventi più distruttivi del secolo scorso (Belice 1968, Friuli 1976 e Irpinia 1980) hanno colpito zone che non erano considerate sismiche dalla legge allora vigente.
Prima del 1980, infatti, lo Stato classificava “sismico” un comune solo se era stato colpito da un sisma distruttivo a partire dal terremoto di Messina del 1908. Oggi i criteri di attribuzione del grado di sismicità prendono in considerazione diversi aspetti e considerano gli avvenimenti che si sono verificati sulla scala temporale del millennio trascorso. Dal 1980 a oggi, inoltre, le tecniche di ricerca sono evolute rapidamente, consentendo di avere un’idea molto più chiara delle caratteristiche geodinamiche del Paese.
Federalismo sismico?
Gli studiosi hanno individuato dodici macrozone: 1) Sicilia; 2) Etna; 3) Arco Calabro; 4) Appennino meridionale; 5) Gargano; 6) Area vulcanica tirrenica; 7) Appennino centrale; 8) Appennino settentrionale; 9) Pianura Padana; 10) Alpi occidentali; 11) Alpi centrali; 12) Alpi orientali. Con successive classificazioni, grazie ai dati statistici di cui disponiamo, siamo arrivati a costruire una griglia suddivisa in celle rettangolari di dimensioni 2,5 per 2,5 Km, nelle quali sono stati valutati i fenomeni in base a tre criteri: 1) intensità massima avvertita e registrata; 2) numero di episodi per ciascun grado di intensità; 3) un indice che sintetizza cumulativamente gli effetti (distruzioni, morti, cedimenti e crolli, ecc. ) in ciascuna cella.
La Mappa della Massima Intensità Macrosismica risentita in Italia, è stata costruita utilizzando unicamente i massimi valori registrati alI'interno di ciascuna cella. Questa carta fornisce un quadro immediato del grado di sismicità del territorio italiano, interessato per intero da effetti almeno del VI grado Mercalli. Tra le aree maggiormente colpite, se ne distinguono almeno sei, nelle quali gli effetti hanno raggiunto il X e XI grado di intensità: • Alpi orientali • Appennino settentrionale (tosco emiliano) • Gargano • Appennino Centro-meridionale • Arco calabro • Sicilia orientale Oltre alla dettagliata Carta Sismica d'Italia derivata dal Progetto Finalizzato Geodinamica del CNR, abbiamo le indicazioni contenute nella Legge 64 del 1974, che prescrive in quali aree le nuove costruzioni debbano essere realizzate con criteri antisismici. La Legge 64/74 prevede zone di prima, seconda e terza categoria, in base alla forza delle sollecitazioni sismiche (nella prima categoria le scosse di minore intensità, nella terza le più forti). Naturalmente, nemmeno la piena adesione e il totale rispetto dei criteri adottati dalla legge possono comunque garantire la sicurezza assoluta. L'obiettivo è quello di limitare al massimo i danni alle persone e alle cose, evitando che gli edifici crollino interamente. Infatti, il vero problema non è il terremoto in sé, ma le sue conseguenze sugli insediamenti umani.
Abbiamo costruito molto e male Abbiamo costruito dappertutto, senza chiederci se si poteva, se era prudente, quale impatto avrebbe avuto sul territorio, se le tecniche e i materiali erano adeguati al luogo e alle sue caratteristiche. Ci siamo chiesti solo quanto ne avremmo guadagnato. Come abbiamo costruito nelle zone sismiche lo si può vedere in televisione in questi giorni. Nel 1915, ad Avezzano, un'opera di prosciugamento del lago del Fucino e la bonifica avevano scatenato una vera e propria corsa al mattone, pompata dalla speculazione sulle aree. Così 10.000 degli 11.000 abitanti restarono sotto le macerie. Molti di loro erano appena diventati ricchi con la speculazione sulle aree. Stavolta è andata meglio in termini di vittime, anche se le cifre ridotte non tolgono un grammo al dolore di chi rimane. Invece, l'entità della distruzione fisica del patrimonio immobiliare è quasi incalcolabile. Soprattutto, sono crollati beni architettonici e storici, chiese e palazzi di valore storico-artistico, edifici pubblici importanti. Adesso il Paese è diviso in tre parti: A) le aree ad elevato rischio sismico, nelle quali sono particolarmente soggette a crolli e distruzioni le costruzioni più antiche e di maggiore pregio storico artistico; B) le aree nelle quali si è costruito in aperta violazione della legge 64. I rischi maggiori si concentrano sul patrimonio pubblico di recente costruzione (ospedali, università, centri regionali, scuole, ecc.); C) le aree a basso rischio sismico nelle quali i danni derivati da fenomeni di grande intensità nelle zone limitrofe non sarebbero in grado di incidere in profondità nelle strutture abitative e di uso civile.
Una buona proposta subito ritirata Qualche giorno dopo il sisma, il Sindaco dell’Aquila ha fatto una proposta interessante nel corso di un’intervista televisiva. Perché non destinare i fondi per le Opere Pubbliche a sostenere lo sforzo di adeguare le strutture pubbliche dell’intero Paese alle norme antisismiche, invece di costruire un ponte su una delle zone a maggiore sismicità del Mediterraneo e di limitarsi a piangere le perdite subite? Nessuno ha ripreso la proposta, né Governo né l’opposizione. Intanto l'Aquila è una città che andrà riscritta e già si sente nell'aria il rumore dei coltelli affilati per assicurarsi le ricche gare d'appalto della ricostruzione. Guidata da chi? Orientata come? Controllata da quali autorità terze e imparziali? Lo sciacallaggio di domani, quello praticato in doppiopetto dalle grandi firme dell'edilizia è forse migliore moralmente di quello dei ladruncoli affamati di oggi? Perché non si allarga il concetto di sciacallaggio includendo le azioni occulte tese a trarre vantaggio dalla distrazione di sofferenza per migliaia di persone? Siamo sicuri che riusciremo ad imped ire la partecipazione alle gare e ai subappalti della ditta che ha realizzato l'Ospedale Civile, completamente inutilizzabile dopo la prima scossa? Il Procuratore dell’Aquila ha parlato più volte del rischio effettivo di infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Come mai la politica locale non ha preso posizione? L’Italia fa parte della placca Euroasiatica (una delle più grandi). A sud questa confina (e si scontra) con la placca Africana e a sud est con la placca Araba. Ogni placca, al suo interno, è suddivisa in zone e aree a sismicità variabile, caratterizzate dalla presenza di “faglie”, cioè linee di frattura. La quantità di faglie attive definisce la pericolosità sismica di una Regione. L’Italia è attraversata diagonalmente da una faglia di notevoli dimensioni. Tracciate una linea immaginaria tra Napoli e Ancona e avrete un’idea delle zone interessate dalla faglia. Classificazione sismica del territorio nazionale (Dati ISTAT elaborati dal Servizio Sismico del Ministero dei Lavori Pubblici).
Classificazione sismica rispetto al numero dei comuni Su 8.086 Comuni ne sono classificati 2.960 dei quali: * 368 in 1° categoria, pari al 4,6% del numero totale ed al 12,4% di quelli classificati; * 2493 in 2° categoria, pari al 30,8% del numero totale ed all’84,2% di quelli classificati; * 99 in 3° categoria, pari all’1,2% del numero totale ed al 3,3% di quelli classificati; complessivamente è classificato il 36,6% dei Comuni.
Classificazione sismica rispetto alla superficie Su 301.266 Kmq ne sono classificati 136.329 Kmq, dei quali: * 14.460 in 1° categoria, pari al 4,8% della superficie totale ed al 10,6% di quella classificata; * 118.448 in 2° categoria, pari al 39,3% della superficie totale ed all’86.9% di quella classificata; * 3.421 in 3° categoria, pari all’1,1% della superficie totale ed al 2,5% di quella classificata; complessivamente è classificato il 45,2% della superficie.
Esposizione della popolazione a rischio sismico Su 56.556.911 abitanti ne sono classificati 22.497.697 dei quali: * 1.683.839 in 1° categoria, pari al 3,0% della popolazione totale ed al 7,5 di quella classificata; * 17.997.329 in 2° categoria pari al 31,8% della popolazione totale ed all’80,0% di quella classificata; * 2.816.529 in 3° categoria, pari al 5,0% della popolazione totale ed al 12,5% di quella classificata; complessivamente è classificato il 39,8% della popolazione. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al 31 dicembre 2007, l' 8,9% dei comuni ha un livello di sismicità alta, mentre il 43,1% ha un livello di sismicità minima. La regione maggiormente esposta è la Calabria, con il 63,8% dei comuni nel livello di alta sismicità. Poi vengono Basilicata e Molise, rispettivamente con il 34,4% e il 31,6%, a cui corrispondono il 38,4% e 24,1% della popolazione residente. Osservando la quantità di cittadini esposti al rischio, a registrare i valori più elevati sono Calabria e Campania, rispettivamente con oltre un milione la prima e più di 400mila abitanti la seconda. La sola regione nella quale tutti i comuni sono classificati con sismicità molto bassa è la Sardegna. Considerando l'Italia nel suo complesso, sono quasi 3 milioni i cittadini residenti in aree ad alta sismicità (725 comuni), quasi 21 milioni quelli che abitano in un'area a media sismicità (2.334 comuni), oltre 15 milioni e mezzo sono in una zona a sismicità bassa (1.544 comuni) e circa 20 milioni in zona a sismicità minima (3.448 comuni).
Fonti: http://www.demaniore.com http://www.lavoripubblici.it/2007/dettaglio_notizia.php?agap=czo4OiJORFkzTkE9PSI7 http://emidius.mi.ingv.it/GNDT/PS.html#Fig.2 http://www.dipteris.unige.it/geofisica/pg-auto-lista.php?shake=t http://www.ir3ip.net/ik3svw/sisma/infosism.htm http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html
Mappa stampabile in http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html http://images.google.it/images?q=Tettonica+a+zolle Beni culturali a rischio di Claudia Rocco
Guardando la “Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale” redatta dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, meglio nota come MPS04, riferimento ufficiale dal 2006 (www.zonesismiche.mi.ingv.it ), non si può non rimanere colpiti dalla dorsale della paura che l'attraversa.Quasi una seconda invisibile faglia di Sant'Andrea che, oltre a una piccola parte delle Alpi Orientali, corre dall'Appennino Tosco Emiliano all'Aspromonte ai Monti Eblei in Sicilia. Una scarica tellurica che colorata di rosso, viola e blu, minaccia oltre che le persone la nostra storia, i beni culturali di cui l'Italia è piena, rendendola unica al mondo. Dopo i colpi durissimi inferti al patrimonio culturale all'Aquila, dalla Basilica di Collemaggio al Duomo, dalla Fortezza alla Chiesa del Suffragio, il problema riemerge ancora una volta riproponendo l'urgenza della prevenzione in un Paese in cui, è stimato, almeno il 60% dei beni culturali (circa centocinquantamila edifici) sono a rischio. A ricordarlo sono i tecnici del Ministero dei Beni Culturali che assieme alla protezione civile, già dal 2007, hanno messo a punto le Linee Guida per la Verifica e la riduzione del rischio sismico per il patrimonio culturale, in base alla direttiva della Presidenza del Consiglio (3274/2003) che impone la verifica della vulnerabilità del patrimonio entro dicembre 2010. Ordinanza che divideva l'Italia in quattro fasce di rischio, rimaste la base sia della MPS04 (che conta però dodici sottogruppi) e della "Classificazione Sismica" redatta dalla Protezione civile: un elenco in ordine alfabetico dei comuni italiani con relativa zona rischio sismico di appartenenza. La Zona 1, la più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti, comprende 725 comuni; la Zona 2, sempre ad alto rischio, con 2.344 comuni; la Zona 3, più tranquilla, con “scuotimenti modesti” (1544 comuni) e la Zona 4, la meno pericolosa, con 3488 comuni, concentrati nella Pianura Padana, Sardegna e Valle d'Aosta. Se consideriamo che l'Aquila e Assisi si trovano classificati nella Zona 2 (anche se in realtà l'Aquila nella MP03 è già considerata in zona 1), comprendiamo quanti comuni italiani siano a rischio. Se poi controlliamo i beni considerati Patrimoni dell'Umanità dall'Unesco, allora ci spaventiamo. Come dimenticare, infatti, l'immagine del transetto della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi che crolla nel terremoto del settembre 1997, riducendo in mille frammenti gli affreschi di Giotto e Cimabue, solo oggi, dopo anni di lavoro certosino, parzialmente restaurati? Sempre in Zona 2, assieme ad Assisi sulla dorsale della paura in Umbria, Perugia. Oltre la Fontana Maggiora, scultura del ’200, il Palazzo dei Priori rappresenta una delle massime espressioni della civiltà medievale italiana. Oltre a essere sede del Comune, ospita la Galleria Nazionale dell'Umbria che con più di 3mila opere documenta sette secoli di storia attraverso nomi del calibro di Duccio di Boninsegna, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Piero della Francesca, Perugino, Orazio Gentileschi, Pietro da Cortona e altri.È anche sede delle due maggiori corporazioni medievali (il Collegio del Cambio e il Collegio della mercanzia) e della Sala dei Notari, dove si svolgevano le adunanze popolari. E ancora Gubbio con i suoi vicoli medievali e il teatro romano, o Spello, incantevole paese medievale con la Chiesa di S. Maria Maggiore che racchiude al suo interno vari affreschi del Pinturicchio e due del Perugino. Se Roma è in Zona 3, altri due patrimoni dell'umanità molto vicini sono minacciati: Villa Adriana, la dimora voluta dall'imperatore Publio Elio Adriano, e le fontane della cinquecentesca Villa d´Este, entrambe a Tivoli, sono in piena Zona 2. Così come il Tempio della Fortuna Primigenia (II secolo a.C.) a Palestrina, o Palazzo Chigi e la Chiesa dell´Assunta progettate da Gian Lorenzo Bernini ad Ariccia, come molte altre parti del centro rivisitato totalmente dal grande genio, sia nell'abbellimento dei palazzi che nella viabilità. Per non parlare poi del complesso papale di Castel Gandolfo - Bernini è passato anche da qui - e di atri 90 comuni in provincia di Roma, tutti in Zona 2 e pieni di tracce di storia. In Campania, seconda regione per pericolosità sismica dopo la Calabria, in pratica un elenco di Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco: la Reggia di Caserta, la Versailles borbonica, voluta da Carlo III di Borbone, progettata dall'architetto Luigi Vanvitelli. Sempre in Zona 2, secondo l'elenco dei comuni della Protezione Civile, un po’ meno a rischio per la Mappa dell'INGV, c'è anche Napoli con il suo centro storico, da Palazzo Reale alla Cappella di San Severo, dal Museo archeologico nazionale, tra i più importanti d'Europa per la Collezione Farnese e i reperti di Ercolano e Pompei qui raccolti, più uno spettacolare spazio di archeologia egizia, al Museo di Capodimonte con la Flagellazione di Cristo del Caravaggio, il Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi, e un'area d'arte contemporanea con il Vesuvius di Andy Warhol. Vicini e impareggiabili, gli scavi archeologici di Ercolano e Pompei. La Calabria è quasi tutta in Zona 1. Da Cosenza a Reggio Calabria, con i suoi musei - tra cui il Museo Nazionale della Magna Grecia con i due bronzi di Riace - al piccolo borgo di Stilo con la sua Cattolica, esempio perfetto di tempio bizantino del X secolo.
La scia rossa e viola scivola da Scilla a Messina, non tralasciando il pezzo di mare, proseguendo su tutta la Sicilia Orientale, con un picco blu sui Monti Eblei. Una Zona 1 impressionante, che sul mare diventa un po’ più blanda, Zona 2, coinvolgendo Catania, Taormina, Siracusa. Zona 2, a causa spesso di un terreno argilloso, anche per il Belice, Agrigento, Palermo. Il che vuol dire ancora una volta tutti Patrimoni dell'Umanità: la "Valle dei templi", il Barocco della Val di Noto, da Caltagirone a Ragusa, con la famosa cattedrale di Noto, raro esempio di restauro antisismico dopo il crollo del 1996 per difetti di costruzione; il teatro greco di Siracusa e la Fonte Aretusa, il suo centro pieno di musei - come il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, uno dei più importanti al mondo per i suoi reperti preistorici delle colonie greche in Sicilia e della colonie di Siracura - e chiese, come quella di Santa Lucia al sepolcro con il "Seppellimento di Santa Lucia" del Caravaggio sull'altare. Altri luoghi del mito sono i numerosi teatri greci da Taormina a Palazzolo Acreide. Un patrimonio inestimabile che si sta cercando di codificare grazie alla "Carta del rischio", progetto dell'Istituto Centrale del Restauro (iniziato nel 1992, già attivo on-line ma consultabile solo agli addetti ai lavori) che “mira a individuare sistemi e procedimenti che consentano di programmare gli interventi di manutenzione e restauro sui beni culturali architettonici, archelogici e storico-artistici in funzione del loro stato di conservazione e dell'aggressività dell'ambiente in cui sorgono”. Un lavoro che, unito ad altre numerose banche dati, si spera possa servire al grande progetto di restauri preventivi che ci aspetta. |