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Giovedì 01 Dicembre 2011 12:36 |
di Pierluigi Natalia
La soddisfazione con la quale lo scorso ottobre è stata accolta la notizia della a liberazione della nave mercantile italiana Montecristo, abbordata nell’oceano Indiano da pirati somali , non cancella il fatto che la sfida della pirateria ha trovato finora risposte insufficienti, se non improprie. Soltanto per quanto riguarda l'Italia, l’esito positivo della vicenda della Montecristo non può far dimenticare che – al momento in cui questo articolo viene scritto – ci sono ancora marinai sequestrati a bordo delle navi italiane Savina Caylin e Rosalia D’Amato.
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Giovedì 01 Dicembre 2011 12:25 |
di Simone Ovart
La prima definizione ufficiale di violenza di genere è stata fornita nel 1993 dalla “Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne”. Violenza di genere è un termine molto ampio, ma negli anni è sempre stato associato alle violenze subite dalle donne e dalle ragazze per essere quindi spesso sostituito e/o interscambiato col termine “violenza contro le donne”.
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Giovedì 01 Dicembre 2011 11:56 |
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di Giulietta Rovera
Si chiamavamo Patria, Minerva e Maria Teresa le leggendarie sorelle Mirabal. Erano nate nella Repubblica Dominicana negli anni Trenta, quando già Rafael Trujillo deteneva il potere. In un Paese impoverito da uno dei più spietati dittatori della storia dell’America Latina, dove il tasso di analfabetismo è altissimo e il rispetto per i diritti delle donne inesistente, Patria, Minerva e Maria Teresa studiano, riescono a laurearsi, e iniziano la battaglia per la libertà e la democrazia. Nel tentativo di fermarle, il governo le espropria, la polizia segreta le imprigiona, le tortura.
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Venerdì 07 Ottobre 2011 13:33 |
di Pierluigi Nata lia
Le donne restano discriminate praticamente in tutto il mondo e le leggi a loro tutela sono in gran parte inapplicate. Lo sostiene il primo rapporto “Progressi delle donne nel mondo” presentato in luglio da Michelle Bachelet, l'ex presidente del Cile che ora guida la nuova agenzia delle Nazioni Unite per le donne (Unwomen). “Troppo spesso giustizia, polizia, tribunali e sistemi giudiziari non soddisfanno i bisogni delle donne”, ha detto Bachelet presentando il rapporto, dal quale emerge, tra l'altro, che in 127 Paesi gli abusi sessuali all’interno delle coppie non vengono puniti.
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Martedì 13 Settembre 2011 14:23 |
di Matias Scipioni
C’è una guerra senza armi che si combatte da qualche anno in Africa. Una guerra che fa assai meno rumore dei conflitti tristemente celebri che hanno afflitto o affliggono ancora Paesi come la Costa d’Avorio, la Somalia, la Libia, il Darfur, le zone orientali della Repubblica Democratica del Congo. Parliamo dell’aggressiva caccia alle terre coltivabili e inutilizzate del continente africano condotte da parte delle grandi multinazionali e, soprattutto, dai Paesi emergenti, Cina e India su tutti. Diversi studi indicano che circa 50 milioni di acri di terra del continente africano – pari quasi al 25% della terre coltivate in Europa – sono state dati in affitto con contratti pluridecennali a compagnie straniere. Una grande quantità di terre è stata in realtà acquistata oltre che da Cina e India – costretti a sfamare le rispettive popolazioni in crescita esponenziale con riso e grano prodotti nel continente nero - anche dalla Corea del Sud e dagli Stati del Golfo Persico, in particolare dall’Arabia Saudita e dal Qatar, Paesi sprovvisti di superfici coltivabili, affetti da una cronica mancanza di acqua e, soprattutto, alla ricerca di una soluzione alla crescita dei prezzi dei generi alimentari verificatasi nel 2008. Madagascar, Etiopia, Kenya, e Tanzania sono invece i Paesi africani che più si sono esposti nella vendita delle rispettive terre, innescando un dibattito interno e internazionale sui rischi e le opportunità di un fenomeno che in inglese è divenuto ormai noto come “land grab” – la presa, o lo scippo, di terreni coltivabili.
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