di Barbara Diani
Ai poveri italiani medi, ridotti sul lastrico da una manovra assassina, mancava solo il colpo di grazia dei rincari di gas, luce e benzina. Tutte materie prime legate ad esigenze elementari come riscaldarsi, darsi una lavata e andare a lavorare. Specie su quest’ultimo fronte, quello del caro-carburante, la situazione del Belpaese è fra le più imbarazzanti di tutta l’Unione europea: nello specifico, nel panorama dei prezzi del Vecchio Continente, l’Italia è balzata al quinto posto per il costo della benzina e al quarto per quello del gasolio. Preceduta soltanto da Grecia, Danimarca e Olanda. A livello Paese, il prezzo medio nostrano della “verde” (in modalità servito) va, al momento di andare in stampa, dall’1,627 euro al litro degli impianti Shell all’1,632 di quelli IP (no-logo a 1,542). Per il diesel si passa invece da 1,501 euro al litro dei punti vendita Esso, a 1,508 degli impianti IP (le no-logo a 1,415).
Il Gpl, infine, si posiziona tra lo 0,729 euro al litro di Eni allo 0,744 di Shell (no-logo a 0,717). Un rincaro che, dissociato dall’aumento del prezzo del greggio, per ora in ribasso (nell’ultimo mese il costo industriale è sceso di 3 centesimi al litro, mentre quello alla pompa è schizzato a 4,4 centesimi), è stato generato dagli aumenti delle accise (famigerate imposte che gravano sui prodotti energetici), disegnati per dare ossigeno al Fondo unico dello spettacolo (+0,19 euro al litro) e all’emergenza immigrati (+4 centesimi al litro). Di centesimo in centesimo, nel tempo, l’Iva e le accise sono arrivate addirittura a comporre la metà del prezzo di un litro di benzina. La cosa ha fatto saltare la mosca al naso a chi da anni e anni difende i diritti dei cittadini. Adusbef e Federconsumatori, tanto per fare due nomi, evidenziando che l’aggravio medio annuo di spese per gli automobilisti, rispetto al 2010, raggiungerà quota 488 euro tra costi diretti e indiretti, hanno calcolato che chi fa il pieno oggi spende mediamente 10 euro in più rispetto a un anno fa (12 per chi va a gasolio). Così l’unica strada che può percorrere il povero automobilista per scongiurare il salasso è quella di fermarsi a fare il pieno alle cosiddette pompe bianche (i gestori indipendenti non legati alle grandi compagnie petrolifere) o ai distributori delle grandi catene di supermercati e ipermercati. Insomma, la situazione è diventata inaccettabile per tutti: per i tantissimi che passano le ferie in città, per lo sparuto gruppetto di italiani (uno su cinque, ormai) che può permettersi di usare un’automobile per andare in vacanza e per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei diritti”. Che nei giorni scorsi ha firmato e depositato di persona una denuncia–querela contro tutte le compagnie petrolifere. L’ipotesi è quella di aggiotaggio, un reato disciplinato dall’articolo 501 del Codice Penale, che riguarda il “rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”. Ma non è finita: già, perché il rincaro della benzina ha fatto volare l’inflazione, i costi dei trasporti e, di conseguenza, anche i prezzi degli alimenti. Una famiglia su tre, oggi, secondo la Confederazione italiana agricoltori, è costretta a tagliare sul carrello della spesa, iniziando una dieta forzata che non ha niente a che fare con la prova costume. Lo dicono i dati sui consumi degli alimentari, che, al pari dello scorso anno, parlano di una flessione del 3,6 per cento. E gli italiani? Sinistramente rassegnati come ai tempi del fascismo, imprecano e sopportano. Caricandosi sulle spalle anche il fardello dei rincari di luce e gas, le cui tariffe ormai, sia per le imprese che per le famiglie, sono le più esose del vecchio Continente. Campioni europei di bollette, ci chiamano all’estero. Una definizione in cui lo humour va a braccetto con la realtà, visto che è stato creato inconsapevolmente dall’Autorità dell’energia alla Camera dei deputati, attraverso una relazione pubblicata alcuni giorni fa. I risultati? Eccoli: le bollette di luce e gas sono più alte in Italia rispetto ai paesi dell’Unione europea, e le famiglie più penalizzate sono quelle che hanno i maggiori consumi; al contrario, per i nuclei con consumi più bassi il prezzo è inferiore del 12% rispetto alla media Ue. Sui costi, stesso discorso: i prezzi lordi dell’ energia elettrica sono più elevati della media Ue (+12,3% al lordo delle imposte) e nel 2010 il costo italiano del gas, per un consumatore domestico, si è collocato a un livello superiore rispetto a quello medio dell’Europa, se calcolato al lordo delle imposte. Come se non bastasse, oltre ad essere salate, le nostre bollette sono spesso ermetiche e col naso lungo: per questo, tra gli obiettivi che l’Autorità per l’energia vuole perseguire c’è l’impegno a redigere bollette più comprensibili e a contrastare la piaga dei contratti stipulati e non richiesti. “C’è la grande necessità di una più completa informazione al consumatore – ha detto Guido Bortoni, presidente dell’Autorità dell’energia – conseguibile anche grazie a documenti di fatturazione che ci impegniamo a rendere più semplici. Inoltre, nei mercati liberi è da tempo presente una patologia deleteria per lo sviluppo e la credibilità delle aziende che offrono i servizi: quella dell’attivazione di contratti di vendita non richiesti dai consumatori”. E proprio per contrastare soprusi e bollette alle stelle, Confartigianato ha creato uno sportello che aiuta le aziende ad abbattere i costi di esercizio (corrente elettrica e spese telefoniche) che incidono pesantemente sul budget. La struttura, grazie ad acquisti collettivi e a convenzioni vantaggiose, permette alle imprese di registrare sostanziosi risparmi. E sono a disposizione degli imprenditori, a costo zero, esperti che aiutano ad analizzare le voci delle bollette e indirizzano verso i contratti e i gestori più vicini alle singole esigenze dell’azienda. I contatti diretti dello sportello sono sul sito www.confartigianato.it. |