di Barbara Diani
Lavoro familiare nel segno della disuguaglianza: i tre quarti del carico di lavoro familiare in una coppia poggiano sulle spalle della donna. Lo dicono i dati Istat riferiti al 2008-2009, diffusi nel corso della Conferenza nazionale sulla famiglia, che si è conclusa lo scorso 10 novembre a Milano. I numeri confermano che persiste una discrepanza di genere nella divisione del carico di lavoro familiare tra i partner. Una discrepanza che, secondo un’indagine Isfol, rappresenta fra l’altro uno dei fattori determinanti l’inattività femminile. I risultati indicano infatti che le cause dell’inattività delle donne ruotano principalmente attorno alla famiglia (divisione dei compiti tra i coniugi e carichi di lavoro legati alla cura dei figli, dei malati e degli anziani non autosufficienti), oltreché al modello di welfare (carenza di servizi per l’infanzia) e all’organizzazione del lavoro (bassi livelli di conciliazione tra lavoro e famiglia, rigidità degli orari di lavoro). Insomma, l’Italia non è un Paese per mamme. I dati sul lavoro femminile resi noti alla Conferenza sulla famiglia evidenziano che se sei donna la strada occupazionale è in salita e se hai figli a carico è praticamente impossibile. Il tasso di abbandono lavorativo tra le donne che diventano mamme è altissimo: quasi una su tre (27,3%) lascia il lavoro dopo il primo figlio. Dai dati Istat emerge sostanzialmente che, solo se la donna è occupata e ci sono figli, il partner dedica al lavoro familiare meno di 2 ore al giorno contro le 5 ore di lei.
Fa riflettere il fatto che l’unica attività in cui l’uomo “supera” la donna in termini di tempo dedicato alla famiglia riguarda il gioco con i figli.
In sostanza, il 76,2% del lavoro familiare delle coppie è a carico delle donne, valore solo lievemente più basso rispetto a quello del 2002-2003 (77,6%). Questa asimmetria è trasversale a tutto il Paese, anche se nel Nord Italia raggiunge sempre livelli più bassi. Il 90% delle donne, che gli piaccia o no, passa molto tempo davanti ai fornelli. In pratica 9 donne su 10 cucinano ogni giorno: tale attività viene svolta dal 90,5% delle lavoratrici e dal 97,8% delle casalinghe. Ma l’impegno femminile spazia dalla preparazione dei pasti alla pulizia della casa e della biancheria. Le pulizie impegnano l’82,7% delle occupate e ben il 94,8% delle casalinghe. Le attività di apparecchiare, sparecchiare e lavare i piatti sono svolte dal 66,3% delle lavoratrici e dal 76,5% delle non occupate. Il 35,7% delle lavoratrici in un giorno medio lava o stira, quota che sale al 49,2% per le casalinghe. Infine, rispettivamente il 44,4% delle occupate e il 66,2% delle non occupate acquista beni e servizi.
E gli uomini? Dai diffusi nel corso dell’ultima Conferenza sulla famiglia emerge che sono più selettivi nel tipo di contributo dato in casa: se è necessario, lui cucina, pulisce e fa la spesa, ma non lava e non stira i panni. Le attività svolte prevalentemente dagli uomini sono quelle della manutenzione della casa e dei veicoli e della cura delle piante ed animali. Tra i partner di donne occupate, in un giorno medio della settimana il 41,7% cucina, il 31,4% partecipa alle pulizie della casa, il 29,9% fa la spesa, il 26,6% apparecchia e riordina la cucina, mentre quasi nessuno si cimenta con lavatrice e ferro da stiro. Se poi la compagna non lavora, tutte le attività dell’uomo si dimezzano, ad eccezione degli acquisti (27,2%). Tirando le somme, se la donna è una lavoratrice resta a suo carico il 77,0% del tempo destinato dalla coppia al lavoro domestico in senso stretto, percentuale che sale addirittura all’89,7% se lei non lavora. Inoltre, ricade completamente sulle spalle femminili, il lavare e lo stirare: il 98,4% del tempo dedicato a queste attività è appannaggio delle donne, con differenze minime tra occupate e non occupate. Un impegno da non sottovalutare, soprattutto in una famiglia con bambini.
Ma anche le attività di pulizia e riordino della casa oltre a quelle riguardanti la preparazione dei pasti sono di competenza quasi esclusivamente femminile (con un indice di asimmetria costantemente al di sopra del 90% tra le non occupate e intorno all’80% tra le lavoratrici). È chiaro che l’uomo si impegna di più quando la partner è occupata e ci sono figli. Rispetto a sei anni prima, l’asimmetria rimane tuttavia stabile nelle coppie in cui la donna non lavora (83,2%). Cala, invece, di due punti se la donna è occupata, passando dal 73,4% del 2002-2003 al 71,4% del 2008-2009. La cosa riguarda sostanzialmente le coppie con figli: in presenza di due o più figli l’indice passa, infatti, dal 75% al 72,2%.
Questo calo però non riguarda indistintamente tutte le donne ma soprattutto le madri, ed in particolare le madri lavoratrici, per le quali il lavoro familiare scende da 5 ore 23 minuti a 5 ore 9 minuti. Nello stesso periodo preso in esame, per gli uomini il lavoro familiare è stabile (1 ora 43 minuti), mentre cala dal 77,2% al 75,9% il numero di quanti svolgono almeno un’attività di lavoro familiare al giorno. Solo in presenza di bambini e di una moglie occupata si riscontra un aumento di 9 minuti, da 1 ora 55 minuti a 2 ore 4 minuti. Rispetto ai figli (fino a 13 anni), l’asimmetria fra donne e uomini è più contenuta: se la donna lavora resta a suo carico il 65,8% del lavoro di cura, contro il 75,6% della madre che non lavora. Tra i genitori, le madri dedicano alla cura dei figli sotto i 13 anni mediamente 2 ore 13 minuti, i padri un’ora 23 minuti. In genere le madri si dedicano a lavori di cura fisica (mangiare, vestire, sorveglianza) mentre i padri si occupano delle attività ludiche. In questo caso, i numeri si invertono: la mamma che lavora dedica al gioco il 18,3% del tempo dedicato ai figli, il papà il 44,2%; se la mamma non lavora il 17,6% contro il 52,4% dei padri. Da rilevare, inoltre, che negli ultimi anni tutte le coppie, con o senza figli, hanno rinunciato a parte del tempo libero. Infatti, il tempo dedicato al lavoro retribuito tra le madri occupate aumenta di 17 minuti, esattamente quanto cala il lavoro domestico. |