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Orti e giardini nella Roma del Caravaggio PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Maggio 2010 10:18

di Oretta Zanini De Vita

Che l’aria stesse cambiando, nel panorama pittorico del tardo Cinquecento, lo abbiamo visto nella splendida mostra romana su Caravaggio.

Ecco un pittore che oltre a ieratiche figure di santi e di madonne, volgeva l’occhio attento anche alla natura che lo circondava e aveva sicuramente di che ispirarsi guardandosi attorno nella sonnacchiosa Roma di quel periodo: un immenso e rigoglioso giardino dal quale ogni tanto emergevano imponenti e spesso diruti palazzi.

Sul Pincio, che allora si chiamava “colle degli orti”, si coltivavano i celeberrimi carciofi e i migliori cavoli della città e nel giardino che era stato del Cardinal Cornaro, a Fontana di Trevi, crescevano i grossi e teneri sedani che hanno reso celebre la “coda alla vaccinara”.

Era stato proprio il Cardinal Cornaro in quel periodo a introdurre il sedano importandolo dalla sua terra di origine, il Veneto, e ne andava tanto orgoglioso che quando i sedani avevano raggiunto la giusta maturazione usava inviarne “uno per regalo al Papa uno ai cardinali e uno ai principi”.

Fece subito moda questo curioso vegetale e da quel momento anche nei pranzi importanti lo troviamo offerto agli ospiti, come nei tre famosi banchetti offerti prima a Roma dal Papa e poi a Castelnuovo alla Regina Cristina di Svezia.

Aveva davvero di che ispirarsi il pennello di Michelangelo Merisi: solo che si fosse addentrato nei vicoli del centro e avesse gettato un occhio nei cortili ombrosi, vi avrebbe scorto ovunque piccoli e grandi spazi riservati all’orto, alla vigna o al lineto.

Le numerose marrane che attraversavano la città davano acqua, oltre che ai numerosi mulini, anche agli orti. La marrana più grossa, detta la “Mariana” arrivava direttamente dai Castelli, correva fuori le mura costeggiando la via Appia e si gettava nel Tevere dopo aver sottopassato la via Ostiense all’altezza della Basilica di San Paolo fuori le mura.

Un’altra marrana – l’Acqua Cabra – costeggiava le mura fuori porta San Giovanni, entrava in città sotto il Celio, costeggiava il Circo Massimo e si gettava nel Tevere in un punto vicino al cosiddetto tempio di Vesta, dove alimentava una celebre fontana.

Il Tevere, non ancora incassato nei poderosi bastioni, offriva spazio sulle sue rive alla coltivazione delle già celebri lattughe e chissà se ce le coltivava anche Cincinnato.

Ma certamente le acque copiose e un particolare microclima favorirono lo splendore dei giardini e degli orti romani che avrebbero dato fiato alla penna dei viaggiatori del Grand Tour.

Il settore orticolo era regolato dalla potente e ricchissima Università degli Ortolani, una delle più importanti nelle gerarchie cittadine di arti e mestieri.

Gli ortolani iscritti all’Università e alla Confraternita si riunivano presso la loro Chiesa di Santa Maria dell’orto in Trastevere, dove ancor oggi è viva la traccia del loro passaggio.

È facile così comprendere perché la vecchia cucina romana e del Lazio sia un felice connubio di ortaggi con altri ingredienti: si possono mescolare con il pesce, con la carne, con i legumi in saporose zuppe, per non parlare di quella meravigliosa mescolanza di profumi che è la celebre misticanza, raccolta sapientemente sulle spallette dei fossi, nei campi o in mezzo alle vigne.

Dal Medioevo in poi la vendita e la produzione degli ortaggi era rigorosamente regolata in città. Si faceva distinzione fra i “fogliari” e gli ortolani: i primi producevano solo verdure a foglia, le quali poi venivano anche usate per incartare certi latticini  e comunque tenevano il posto della moderna carta per avvolgere le merci minute.

Gli ortolani potevano vendere solo nei loro orti, mentre gli “insalatari”, previo permesso dei Consoli, potevano vendere le loro insalate per le vie cittadine. Le feste comandate dovevano essere rigorosamente rispettate  e in quelle date era fatto divieto di raccogliere ortaggi, fatta eccezione per sei prodotti: “fave, piselli, finocchi, cocuzze et cetrioli”.

Il turgore e la magnificenza di questi frutti  è  immediatamente rilevabile nella pittura che, a partire da Caravaggio e non solo, aprirà la strada all’apoteosi di colori e di forme del mondo barocco romano.

Colori e forme che sono alla base di quella che doveva essere già in quel momento la sapida cucina romana, praticata nelle bettole e nelle numerose taverne frequentate da  quel Caravaggio che, uscito alla fine della giornata di lavoro dalla bottega del Cavalier d‘Arpino dove “fu applicato a dipinger fiori e frutti sì bene contraffatti”, amava mescolarsi alla gente del popolo per bere e gozzovigliare.

Litigioso di carattere, attaccabrighe, la storia ci racconta di una sua zuffa con il garzone di un’osteria, durante la quale finì per  gettargli in faccia un piatto di carciofi.

Forse qualcuno aveva mal cucinato uno dei turgici soggetti dei suoi quadri. Tutti quei variopinti soggetti che colpirono la fantasia di questo artista, Michelangelo Merisi li poteva osservare quotidianamente percorrendo le strade e i vicoli cittadini.

E ricca di orti e di verde Roma rimase fin quasi ai giorni nostri: i patrioti che conquistarono Roma durante i moti del 1848, che sfociarono nella Seconda Repubblica Romana, entrarono in città da Villa Sciarra facendosi strada fra orti e vigne e così i bersaglieri del  generale Cadorna, nel 1870, raggiunsero le mura aureliane a Porta Pia attraverso i ben ordinati e orti che si stendevano lungo la via Nomentana.

La città che andavano a conquistare per farne la capitale del Regno d’Italia dovette sembrar loro un immenso rigoglioso giardino delle Esperidi.

Oggi, la città moderna, che ha coperto tutto di cemento, ha cancellato immensi spazi verdi e gli splendidi orti e giardini che avevano lasciato trasecolati i viaggiatori del Grand Tour.

Qualcuno, pochi anni addietro, aveva rimesso in funzione gli splendidi orti della Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme; e la cosa ebbe gran successo sulla stampa e anche fra i cittadini.

oi, inspiegabili beghe fra religiosi, alle quali il Vaticano non ha potuto o saputo mettere fine, ha spento anche questa piccola ma importante iniziativa  che legava  questo bellissimo orto alla storia della città eterna.

 

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