Approvato il ddl sul testamento biologico
di Beatrice Mancini
E’ paradossale quanti danni sia riuscita a causare in questi anni l’attuale maggioranza in nome della Libertà. Una parola che evoca concetti come indipendenza e autonomia di scelta, utlizzata in modo a dir poco inappropriato da una compagine politica che la Libertà ce l’ha solo nel nome. Basti pensare a due iniziative legislative dei governi Berlusconi fortemente dannose per i diritti e la dignità della persona. Prima la legge 40 del 2004, che a causa di una serie di divieti come il no alla diagnosi pre-impianto, alla soppressione e alla crioconservazione degli embrioni e alla fecondazione eterologa, nega a tante coppie con problemi di fertilità, la possibilità di avere un bambino attraverso la fecondazione medicalmente assistita. Uno schiaffo alla libertà di scelta di migliaia di aspiranti genitori costretti ad estenuanti, quanto onerosi pellegrinaggi verso Paesi con legislazioni più avanzate. Ora il ddl sul testamento biologico.
Approvato nel luglio scorso dalla Camera dei Deputati con i voti della maggioranza e dell’UDC ed in attesa di definitiva conferma da parte del Senato il prossimo autunno, il provvedimento è stato fortemente contestato dall’opposizione perché lesivo del fondamentale principio dell’autodeterminazione del malato. In sintesi con la nuova legge il corpo non è un bene indisponibile, ma diventa ostaggio di una casta medica che ha il potere di vita o di morte sul paziente. Non c’è che dire, un altro passo “avanti” verso la civiltà e per la difesa del diritto inviolabile del cittadino alla tutela della salute, sancito dal’Art. 32 della Costituzione italiana. Peccato che i relatori abbiano dimenticato di leggere il comma successivo del’articolo che recita “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Rispetto, è questo il nocciolo della questione. Con la nuova legge le nostre volontà potranno essere espresse solo a titolo di orientamento e non come manifestazione di decisioni insindacabili. Prova ne è la scarsa considerazione delle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento), contemplate dalla normativa, ma valide solo in deterrminate condizioni e comunque non previste per scelte importanti come l’alimentazione e l’idratazione forzate, considerate “forme di sotegno vitale e non terapie”. Il ddl prevede infatti che “entrambe possano essere sospese solo se dovessero risultare non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari o addirittura dovessero danneggiarlo”.
Se prima di questa legge era lecito aspirare ad una legislazione che regolamentasse il testamento biologico, oggi molti di noi sarebbero felici di tornare indietro. Meglio il vuoto normativo che una pessima legge, quando questa nega diritti irrinunciabili come il diritto di vivere e di morire con dignità. Quello che non accade in altri Paesi europei, dove invece la normativa tutela la volontà dei cittadini. In Francia ogni soggetto maggiorenne ha la possibilità di esprimere direttive anticipate, revocabili in ogni momento, per indicare il proprio orientamento in merito alle limitazioni o alle cessazioni di trattamenti medici, nei casi in cui egli non sia più in condizione di esprimere il proprio volere. In Germania il testamento biologico non è ancora oggetto di una disciplina normativa specifica, tuttavia trova impiego nella pratica e conferma nella giurisprudenza. La Corte suprema federale ha espresso inoltre il proprio parere favorevole dichiarando la legittimità e il carattere vincolante dell’atto di disposizione del paziente (le nostre DAT), sancendo il diritto all’autodeterminazione dell'individuo, quale principio fondamentale per la tutela della dignità umana. Nel Regno Unito il Mental Capacity Act, legge istituita per i soggetti incapaci di prendere decisioni autonomamente e per le dichiarazioni anticipate di volontà in caso di sopravvenienza di incapacità, pur ponendo alcuni limiti alla possibilità di esprimere in via anticipata il proprio dissenso a ricevere determinate cure mediche può, invece, negare il consenso all'alimentazione e all’idratazione artificiali.
Tre esempi di superiorità in materia di diritti della persona che dovrebbero farci riflettere. La tutela dei diritti civili è la prerogativa che ha reso il nostro Paese tra i più garantisti d’Europa. Vanto di uno Stato laico e sovrano che per rimanere tale non può continuare ad accettare leggi illiberali, frutto della ormai storica dipendenza, tutta italiana, dal Vaticano. |