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Le multinazionali, più forti dei governi e dei diritti PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Settembre 2011 14:36
di Laura GuercioMultinationalTreasuryAndCashManagem-1

 

Le imprese multinazionali sono oggi un’innegabile realtà che condiziona tutto il mondo: le loro dimensioni sono tali da imporre ai governi – sia nei paesi di origine che in quelli di destinazione – le condizioni economiche e finanziarie favorevoli per le loro attività di mercato, dettano legge nella vita economica di tutti i paesi, senza che esistano forme di controllo democratico sul loro operato. Nel contempo, il potere degli stati nazionali di controllare l'economia e le scelte politiche è stata progressivamente vanificata dai processi di globalizzazione, guidati dalle attività delle imprese multinazionali, e dalle scelte di liberalizzazione della finanza e dei mercati. Per decenni la società civile e le ong attiviste nel campo dei diritti umani hanno denunciato come questo lento e silenzioso spostamento di potere dagli Stati alle multinazionali abbia determinato un’assenza di controllo del rispetto dei diritti umani e sia divenuto l’alibi per gli Stati di abdicare al proprio dovere di tutelarne il rispetto. Gli  appelli alla Shell per i crimini umani e ambientali registrati nel Delta del Niger per l’estrazione del petrolio, cosi come i richiami rivolti alle multinazionali del mercato dei diamanti per le guerre sanguinarie in Sierra Leone, sono solo alcuni degli esempi di come la società civile internazionale da tempo abbia compreso che i veri interlocutori politici ormai, non sono più i Governi, ma i centri finanziari, diretti o indiretti responsabili degli abusi e violazioni dei diritti umani. La preoccupazione delle ong sul ruolo delle multinazionali non sembra essere più una voce isolata. Se prima la questione era circoscritta alla responsabilità delle multinazionali nella violazione dei diritti umani, ora da più parti, mondo economico e finanziario compresi, ci si comincia ad interrogare su quale sia il ruolo delle multinazionali nell’equilibrio economico mondiale. Le multinazionali, non sono solo dietro le guerre civili intestine dell’ Africa per lo sfruttamento delle miniere del coltan o dei diamanti, ma anche dietro i nuovi preoccupanti squilibri economici e sociali che vedono coinvolti anche le vecchie potenze occidentali. Con la globalizzazione, infatti, siamo entrati in un’epoca di crescenti nuovi squilibri; grande espansione economica in mano a pochi e allo stesso tempo diffusione di vecchie e nuove  povertà, umane, sociali, ambientali. Disuguaglianze e squilibri non più solo tra Nord e Sud del mondo, ma tra vecchie e nuove potenze economiche, tra gli Usa e economie aggressive come Cina e India, con un’Europa ossidata e ripiegata su se stessa. A fronte di questa realtà, i governi nazionali non riescono più ad assumere un controllo né a livello globale né a livello nazionale. A livello globale è evidente il vuoto di istituzioni in grado di fronteggiare i nuovi centri finanziari sempre più potenti su scala mondiale. La Banca mondiale o il Fondo monetario, infatti, sembrano non avere più il polso dei problemi dell'economia mondiale né sono in grado di gestirli all’interno del  sistema delle Nazioni Unite, l'unico “governo mondiale” che potrebbe offrire legittimità ad un ordine economico globale. A livello nazionale, laddove ci sono sistemi democratici, il vincolo è quello di risanare il debito pubblico, smantellando quanto resta del vecchio Welfare senza peraltro riuscire nel perseguimento di obiettivi di sviluppo e di redistribuzione sociale della ricchezza. È del tutto evidente che i centri finanziari, attraverso sistemi poco trasparenti, sono le nuove, vere “stanze dei bottoni”, senza alcun controllo e regolamentazione. Tuttavia, una magra consolazione c’è. Se la preoccupazione nei confronti dei poteri occulti e non controllabili delle multinazionali non rimane solo questione rilegata all’impegno per i diritti umani, ma diviene anche questione di carattere politico-economico, forse, almeno in questo, gli Stati democratici e la società civile cominceranno a fare sentire la loro voce. Forse.

 

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