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Mercoledì 25 Gennaio 2012 12:57 |
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di Pierluigi Severi
Se la politica dell'Ue non cambia un Paese da sempre molto europeista come l'Italia potrebbe rifugiarsi tra le braccia dei populisti. Sono le parole pronunciate dal premier Monti in un'intervista a Die Welt nel giorno della sua visita a Berlino. “È una sensazione diffusa che nella politica italiana dopo Monti — sempre che il suo governo concluda con successo il compito che si è assegnato — nulla sarà più come prima”; a scriverlo è Ernesto Galli della Loggia in un editoriale sul Corriere della Sera.
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Giovedì 01 Dicembre 2011 11:21 |
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di Enzo A. Becchetti
Lo dice anche l'indagine sulla condizione operaia in Italia, commissionata dal Pd e accuratamente oscurata durante la recente kermesse genovese del partito; gli oprai sono cambiati. Politicamente orfani (il 42% non si sente tutelato da nessun partito), culturalmente agnostici, sindacalmente freddi, aziendalisti convinti e orientati al salario. Gente da 1.000 euro al mese (le donne meno), che sta in fabbrica da quando aveva 18-19 anni, poco disposta a combattere per la propria gratificazione professionale (roba da colletti bianchi) e molto interessata a tutto quello che rende denaro. Questo Marchionne lo sa bene, Confindustria un po' meno, i Sindacati lo sanno ma preferiscono tacere. Lo sanno tutti che Confindustria esiste solo nei Paesi europei ad alta disoccupazione, mentre in Inghilterra (patria del sindacalismo moderno) e negli Stati Uniti, la National Association of Manifacturers è solo uno (e nemmeno il più potente) dei tanti gruppi di pressione (lobby) regolarmente iscritti all'albo e accreditati presso il Congresso.
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Venerdì 07 Ottobre 2011 11:49 |
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d i Pierluigi Severi
Scrivo nel giorno dello sciopero (inutile) della Cgil, della seduta del Senato chiamato ad una approvazione lampo della manovra anti-crisi, cambiata in queste ore per la quarta volta. Scrivo mentre l’euro crolla ai suoi minimi, lo spead Btp-Bund schizza a 370 punti, la cancelliera Merkel paragona l’Italia alla Grecia e negli operatori finanziari cresce la diffidenza sulla efficacia della manovra nel sistemare i conti pubblici. “Serve più efficacia” ha detto lo stesso Presidente della Repubblica, dopo che Bankitalia aveva messo in guardia sul “rischio stagnazione che rallenterebbe anche la flessione del peso del debito sul Pil”. Senza crescita economica, infatti, la corsa al risanamento si profila come una fatica di Sisifo. Non si tratta di fare “l’anti-italiano”, ma di prendere atto di un’amara realtà: a rischiare il fallimento è ormai l’intero sistema-Italia, istituzionale, produttivo, sociale.
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Venerdì 07 Ottobre 2011 12:10 |
Approvato il ddl sul testamento biologico
di Beatrice Mancini
E’ paradossale quanti danni sia riuscita a causare in questi anni l’attuale maggioranza in nome della Libertà. Una parola che evoca concetti come indipendenza e autonomia di scelta, utlizzata in modo a dir poco inappropriato da una compagine politica che la Libertà ce l’ha solo nel nome. Basti pensare a due iniziative legislative dei governi Berlusconi fortemente dannose per i diritti e la dignità della persona. Prima la legge 40 del 2004, che a causa di una serie di divieti come il no alla diagnosi pre-impianto, alla soppressione e alla crioconservazione degli embrioni e alla fecondazione eterologa, nega a tante coppie con problemi di fertilità, la possibilità di avere un bambino attraverso la fecondazione medicalmente assistita. Uno schiaffo alla libertà di scelta di migliaia di aspiranti genitori costretti ad estenuanti, quanto onerosi pellegrinaggi verso Paesi con legislazioni più avanzate. Ora il ddl sul testamento biologico.
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Martedì 13 Settembre 2011 14:36 |
di Laura Guercio
Le imprese multinazionali sono oggi un’innegabile realtà che condiziona tutto il mondo: le loro dimensioni sono tali da imporre ai governi – sia nei paesi di origine che in quelli di destinazione – le condizioni economiche e finanziarie favorevoli per le loro attività di mercato, dettano legge nella vita economica di tutti i paesi, senza che esistano forme di controllo democratico sul loro operato. Nel contempo, il potere degli stati nazionali di controllare l'economia e le scelte politiche è stata progressivamente vanificata dai processi di globalizzazione, guidati dalle attività delle imprese multinazionali, e dalle scelte di liberalizzazione della finanza e dei mercati. Per decenni la società civile e le ong attiviste nel campo dei diritti umani hanno denunciato come questo lento e silenzioso spostamento di potere dagli Stati alle multinazionali abbia determinato un’assenza di controllo del rispetto dei diritti umani e sia divenuto l’alibi per gli Stati di abdicare al proprio dovere di tutelarne il rispetto.
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